Il dopo elezioni amministrative – analisi e commenti

Le elezioni comunali di Venezia con la vittoria di Orsoni Sindaco e della coalizione di CentroSinistra sono un fatto positivo e di grande rilievo non solo locale (allargamento maggioranza all’UDC) tenuto conto che sul piano generale (regionali, provinciali e altri comuni) il risultato per la coalizione di centrosinistra ed anche per il PD è stato deludente. (La relazione al Circolo)

Castello S. Elena: analisi del voto

Istituto Cattaneo di Bologna: Confronto regionali 2010, europee 2009 e politiche 2008Il voto nei capoluoghi regionali

La relazione della Segretaria  FILIPPIN alla Direzione  Regionale sui risultati del Veneto [….]

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2 pensieri riguardo “Il dopo elezioni amministrative – analisi e commenti

  1. Ciao antonio ho letto il giornale oggi e non vorrei averlo fatto perchè ho preso visione della giunta che Orsoni ha costituito.
    Non credo che questo tipo di equilibrio possa convincere e soddisfare i veneziani, vedo questa formazione di giunta come la borsa di Milano dove tutto sembra andare al rialzo senza tenere conto delle materie prime in forte crescita.
    Non sono vicino hai giovani non fanno nulla per comunicare è una giunta oligarchica dove veramente pochi contano.Si parla di una giunta che farà politica e gestirà il bene e gli interessi comuni dei veneziani di tutti i veneziani , ma invece gestirà solo gli interessi di pochi eletti coloro che frequentano i bei salotti. Ciao antonio Orsoni dovrà fare i conti con il populismo di una campagna elettorale al disotto della mediocrità. Buone ferie

  2. Stimolati dalla relazione di Antonio, presentiamo alcuni spunti di riflessione:

    – Il PD non riesce, secondo noi, ad interrompere lo schema per cui è sempre il centro-destra (anche con il suo apparato mediatico) a imporre i temi, rispetto ai quali dobbiamo giocare sempre di rimessa. Ciò vale sia per la crisi economica, sia per la cosidetta riforma istituzionale, sia per la cosidetta riforma della giustizia ecc…
    Ora, delle due l’una: o si ritengono alcuni di questi temi non prioritari e lo si dice chiaramente, oppure bisogna uscire noi con una forte proposta, smettendola di oscillare tra varie proposte tra loro alternative, per giunta sussurrate a bassa voce. Bisognerebbe secondo noi lanciare a livello nazionale una grande conferenza programmatica, progettata e pubblicizzata con grande battage mediatico, dalla quale riesca finalmente ad uscir fuori un unico profilo politico-programmatico del Partito e una netta ed univoca presa di posizione sulle questioni sul tappeto (anche le questioni economiche sono complesse: non basta dire che c’è la disoccupazione, manca il lavoro ecc… Bisogna fare proposte e renderle leggibili ed egemoniche: sotto questo punto di vista ha ragione Antonio quando dice che il PD deve porre la “grande questione dello sviluppo”).

    – Partito soggetto collettivo, dice Antonio, ed ha ragione. Invece queste elezioni hanno dimostrato che esso è poco più che un comitato elettorale: non c’è nè un “idem sentire”, nè (anche quando non ci sono elezioni) un serio tentativo di uscire dalla autoreferenzialità per collegarsi con quelle che una volta si chiamavano le “organizzazioni di massa”. La questione dell'”idem sentire” ci sembra fondamentale: un complesso di valori condivisi, un progetto comune e una comune linea politica che discenda coerentemente da essi. C’è poco di tutto questo: ognuno va per conto suo. Senza questi pre-requisiti il Partito non può funzionare, come i dati statistici presentati da Antonio dimostrano.

    – Esempio dei limiti prima elencati è il circolo di Castello. I titanici tentativi “inclusivi” del nostro coordinatore, il suo essersi speso per anni per ridurre all’unità, fare sintesi, coinvolgere ciascuno nella funzione che potesse essergli più congeniale, aprirsi all’esterno, si sono scontrati con una esasperata tendenza al particolarismo, alla conflittualità ed al gusto di porre il proprio punto di vista in modo dogmatico e non dialogante.

    – Anche per il nostro Circolo, riteniamo, la sola possibilità di uscire dalla crisi è quella di uscire dal particolarismo per trovare una dimensione collettiva e condivisa.

    -Sotto questo punto di vista, ci dispiace che Antonio non voglia ricandidarsi, perchè secondo noi sarebbe la persona più adatta per l’operazione di cui sopra. Poichè però la decisione di Antonio è irrevocabile, riteniamo che dal prossimo nostro congresso debba uscire una personalità nuova, che sappia assolvere a questo ruolo “super partes” ed inclusivo.

    – Da ultimo, ci sembra strano che si scrivano quantità di email (e questa è anche un’autocritica) su questioni tutto sommato marginali e non si sia ancora spesa una parola di intervento sui temi agitati da una relazione così corposa quale quella presentataci dal coordinatore.
    Roberto e Marina

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