Scienza, diritti, management: l’arbitrio al centro dell’era digitale

Francesco VARANINI

I rischi e le opportunità dell’accelerazione tecnologica. Diritti, interessi economici e bene comune, etica del management, sostenibilità e democrazia: il punto di vista di Francesco Varanini.

Secondo le sue riflessioni per affrontare l’“era digitale” bisogna imparare a usare in modo etico le tecnologie e ridefinire il significato dello sviluppo: da dove si comincia?

Dal ragionare su come gli strumenti digitali condizionano il nostro essere cittadini. Dal comprendere quanto la loro potenza e pervasività, la loro capacità di blandirci e condizionarci influenzino la partecipazione alla vita pubblica. Il nostro legame con le tecnologie non è infatti immediatamente evidente. Solo conoscendone le logiche retrostanti possiamo valutare come e perché svilupparle, usarle, valutarne i rischi, le opportunità e gli effetti. (…continua)

Città Metropolitane, Comuni, PNRR

di Antonio INFANTE su “Il nostro tempo” SPI CGIL VENEZIA – marzo 2022

Il Decreto del Ministero dell’Interno del 30/12/2021, che ha individuato i Comuni beneficiari dei fondi previsti dal PNRR per progetti di rigenerazione urbana e per la riduzione di fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale, è stato oggetto di polemiche e prese di posizione nel paese e nella nostra città.(…continua)

Città, Pnrr, Digitale

di Antonio INFANTE – su “Il nostro tempo” SPI CGIL VENEZIA _ Gennaio 2022

I ritardi e le carenze digitali dell’Italia da tempo rilevate dalla Commissione Europea con l’indice DESI (monitoraggio dei progressi sulla digitalizzazione), già riportato su “Il nostro tempo” ha collocato il nostro paese, nel 2021, al 20° posto nella graduatoria generale degli Stati membri e al 25° posto nell’area delle competenze digitali.

All’indice DESI si sono aggiunti e perfezionati nel nostro paese ricerche e analisi utili alla comprensione delle trasformazioni digitali nelle città e nei territori.

L’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano, nell’assumere l’impostazione del DESI Europeo, ha prodotto dal 2016 un “DESI Regionale” per focalizzare non solo i progressi della digitalizzazione ma anche il divario e i ritardi tra le regioni. (…continua)

LA LIBERTÀ È RESPONSABILE (OPPURE NON È LIBERTÀ). IL DIRITTO DI TUTTI AL NON CONTAGIO

Massimo CAVI – Avvenire 11/9/2021

Negli Stati Uniti, dove le battaglie per la libertà si caratterizzano sempre per le tonalità vivaci che arrivano ad assumere, alle cause intentate dai no-vax contro le imposizioni sanitarie si stanno ora aggiungendo iniziative legali per tutelare il diritto di non essere contagiati. Chi le promuove contesta agli Stati che vietano l’obbligo di mascherine nelle scuole o non richiedono una forma di Green pass in altri contesti, di non fare abbastanza per contrastare la pandemia, e dunque di allungare i tempi del ritorno alla normalità, oppure di discriminare i ragazzi più fragili nel momento in cui riprendono a fare vita comunitaria.

Il tema dei diritti di chi vuole essere protetto dall’infezione ribalta un po’ la prospettiva cui ci ha costretto fin qui la narrazione della ‘libertà’ ai tempi della pandemia, questione che in Italia finora ha riguardato solo chi rivendica il diritto, tutelato dalla Carta costituzionale, di non essere sottoposto a un trattamento sanitario contro la propria volontà … continua

in “Avvenire” del’11 settembre 2021

Stati Uniti e Cina potrebbero fermare la guerra Russia-Ucraina

ROMANO PRODI

Gli ultimi avvenimenti dell’economia e della politica mondiale stanno mettendo in serie difficoltà anche la Cina. Per la prima volta, dopo ben ottanta trimestri durante i quali aveva garantito oltre un quarto della crescita mondiale, la Cina deve prendere atto di una crisi assai più profonda di ogni previsione, così come purtroppo sta accadendo in quasi tutto il mondo.

La crescita su base annuale sarà molto inferiore al 4,2% previsto dal governo, visto che i dati di aprile mostrano un calo del 3% della produzione industriale e addirittura una diminuzione dell’11% delle vendite al minuto rispetto allo scorso anno, mentre il mercato immobiliare mostra una flessione del 47%.

Nello stesso tempo la Cina ha cessato di essere il Paese con la più elevata destinazione di investimenti stranieri e sta invece sperimentando una fuga di capitali. Il governo sta cercando di porvi rimedio anche se il magico intervento dell’aumento degli investimenti in infrastrutture e in edilizia, che tanto aveva funzionato in passato, non può certo essere ripetuto con la stessa efficacia e la stessa intensità in un Paese ormai fortemente infrastrutturato.

Forse qualche sollievo potrà avvenire dall’attenuazione degli effetti del Covid che, con diverse intensità, ha negli scorsi mesi fortemente danneggiato la vita di Shanghai, Pechino e di altre importanti città, riducendo l’attività economica di quasi duecento milioni di persone. Certamente Omicron, con la sua maggiore contagiosità, ha dato l’inizio a questa svolta, mettendo in crisi la strategia di contenimento basata sul tracciamento e su chiusure selettive.

Tuttavia la guerra di Ucraina ha fortemente aggravato la situazione e sta mettendo a rischio il motore più potente dell’economia cinese, cioè l’esportazione verso occidente di più di 1700 miliardi di dollari di prodotti. Le esportazioni verso la Russia, che pure sono aumentate moltissimo da quando i due Stati hanno stretto una forte alleanza politica, non possono certo sostituirle perché raggiungono solo un decimo di questa somma.

Attraverso un aumento impressionante del commercio e degli investimenti in Africa e in America Latina, una formidabile penetrazione politica ed economica in Asia con la Via della Seta, la Cina sta tentando di liberarsi dall’eccessiva dipendenza dai mercati capitalisti. Questo processo, tuttavia, richiede tempo: basta pensare che i rapporti economici con la sola Germania sono superiori a quelli con l’intera Africa.

Per questo motivo la Cina mantiene una posizione sostanzialmente defilata nei confronti della guerra in Ucraina e non ha, almeno fino ad ora, inviato nemmeno una cartuccia in aiuto al suo alleato. La ripetuta affermazione che la Russia rimane il più stretto amico, ma che i confini non si toccano, non potrebbe essere più contraddittoria.

Quest’alleanza viene tuttavia ritenuta necessaria finché dura l’inimicizia con gli Stati Uniti. Un’inimicizia che cresce sempre più di intensità e che sembra aumentare ulteriormente in attesa degli eventi di novembre, quando il presidente cinese dovrà essere confermato per la terza volta nel suo ruolo, rompendo le regole di successione al potere che si erano affermate dopo la morte di Mao e Biden dovrà affrontare le elezioni di mid-term, che si presentano particolarmente difficili per il Partito democratico.

In tutti e due i casi sembra che l’aumento delle tensioni nei confronti del nemico numero uno giovi al raggiungimento dell’obiettivo politico. Basti riflettere sul fatto che, mentre in passato per l’opinione pubblica americana l’aumento del commercio e dei rapporti economici era ritenuto un elemento utile per facilitare l’avvicinamento della Cina alle democrazie occidentali, tutto questo è ora comunemente ritenuto un elemento che aiuta l’autoritarismo e l’autocrazia. La rottura fra il mondo democratico e il resto del mondo sta quindi ulteriormente aggravandosi per effetto della guerra di Ucraina con caratteristiche che ritengo estremamente preoccupanti per il futuro.

Mentre la maggioranza numerica dei Paesi si è schierata a favore della mozione occidentale presentata all’Onu contro l’invasione dell’Ucraina, quasi i due terzi degli abitanti del globo, a partire da Cina e India, hanno manifestato il loro dissenso nei confronti delle democrazie liberali con l’astensione o il voto contrario. Ho proprio paura che si stia costruendo una drammatica frattura fra Stati di democrazia e ricchezza consolidate e tutto il resto del mondo. Qualcosa come Paesi proletari di tutto il mondo unitevi.

Per questo le parole che mi hanno più colpito nei commenti su questa guerra vengono dal giovane Henry Kissinger che, alla verde età di 99 anni, ci ha spiegato che sarebbe meglio mettere in rilievo e approfittare delle esistenti diversità fra Russia e Cina, piuttosto che continuare con un muro contro muro che non può che avere effetti devastanti per il futuro.

Ritornando ai tragici eventi di questi giorni, queste osservazioni mi consolidano nella convinzione che solo un accordo fra Stati Uniti e Cina (scelgano loro i possibili intermediari) può porre fine a questo conflitto, ma mi obbligano a ricordare che, anche nei momenti della più pericolosa guerra fredda, americani e sovietici hanno impedito la distruzione del pianeta discutendo fra di loro. Non possono fare la stessa cosa Biden e XI Jinping?

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