Considerazioni
“Una lettura sommaria, le osservazioni e gli appunti proposti mi confermano che per la Città Metropolitana di Venezia il PSM è stata una occasione persa per creare un modo nuovo e diverso di governo del territorio….) (A.INFANTE)
“Una lettura sommaria, le osservazioni e gli appunti proposti mi confermano che per la Città Metropolitana di Venezia il PSM è stata una occasione persa per creare un modo nuovo e diverso di governo del territorio….) (A.INFANTE)
21 settembre 2018“Il Congresso della CGIL rappresenta oggi una grande prova di unità e di democrazia con la partecipazione nei luoghi di lavoro e nelle assemblee dei territori di migliaia di lavoratori cittadini pensionati…..) (Intervento)
17 Dicembre 2017 “La Campagna di adesione a ART1 MDP è promossa, oggi, da compagni e amici che il 26 novembre 2017 al Congresso del Circolo PD di Castello si sono dimessi dal partito” (….continua)

È stato reso pubblico ieri (martedì 24 aprile) il manifesto fondativo della rete SET – Sud Europa di fronte alla Turistizzazione. Una rete di città e di esperienze di base, per il momento con un forte radicamento nella penisola iberica, che si pone l’obiettivo di affrontare gli effetti dell’estensione dell’industria turistica sul territorio urbano: diritto all’abitare, proliferazione di locazioni turistiche, svendita del patrimonio pubblico, saturazione del trasporto pubblico, gentrificazione dei centri storici e iperproduzione di lavoro precario nella filiera del turismo sono alcuni dei temi al centro del dibattito e dell’azione della rete.
Di seguito pubblichiamo il manifesto fondativo.

In molte città del Sud Europa stanno nascendo movimenti di resistenza ai processi di turistificazione che le stanno investendo. Associazioni e collettivi di alcune di queste (Venezia, Valencia, Siviglia, Palma, Pamplona, Lisbona, Malta, Malaga, Madrid, Girona, Donostia/San Sebastian, Canarie, Camp de Terragona, Barcellona) si sono incontrati nel corso dell’ultimo anno in diverse occasioni, con l’obiettivo di condividere e scambiare esperienze e conoscenze.
Anche se ognuna di queste città presenta problemi specifici legati a questo fenomeno, alcuni sono senza dubbio comuni a tutte loro:
Esempi di queste ultime, sono la richiesta di imposizione di limiti all’industria turistica, la deturistificazione dell’economia della città, o la decrescita turistica accompagnata da politiche di stimolo di altre economie più eque dal punto di vista sociale e ambientale.
Il grado d’incidenza di questi problemi nelle diverse città non è affatto omogeneo, anzi molto variabile, giacchè spesso dipende direttamente dal grado di turistificazione che le colpisce. Così ci sono stadi più avanzati e gravi, ad esempio Venezia, Palma o Barcellona, dove è evidente la necessità di un cambio di modello e altre, come Valencia, Madrid o Lisbona che, nonostante si trovino immerse in rapidi processi di turistificazione, possono ancora aspirare a politiche di prevenzione o freno.
Su questi e altri argomenti, in queste e in altre città abbiamo trovato molti punti in comune, e logicamente abbiamo iniziato a pensare all’opportunità e necessità di creare una rete internazionale di città colpite dall’industria turistica.
L’obiettivo, oltre al supporto e al confronto reciproci, è di estendere questa lotta ad altre città e territori, creando una voce plurale e potente di critica al modello turistico attuale che si alzi dal Sud Europa. Questo manifesto è il primo passo per la internazionalizzazione della lotta alla turistifcazione delle città e dei territori, attraverso il quale continuiamo il dibattito, la riflessione e la mobilitazione comune.
Con l’iniziativa “La salute non si paga” Liberie Uguali intende porre alla vostra attenzione una priorità sociale e politica del suo programma
La campagna elettorale in corso sta trascurando il tema della salute. Si parla di altro, di promesse, bonus , riduzione di tasse, pensioni, aumenti posti di lavoro senza indicare e fornire le stime il quantum e come coprirle con quali risorse. Pare superfluo evidenziare che le conseguenze , di quanto propagandato, si tradurranno in un ulteriore aumento del debito pubblico. Negli ultimi tre anni pari a 119 miliardi raggiungendo (fonte Bankitalia) un totale di 2.256 miliardi”
L’universalità del diritto alla salute è dettato da:
Nel 2016 la spesa sanitaria corrente è pari a 150 miliardi di euro pari 8,9% del PIL

Negli ultimi 11 anni il deficit sanitario delle regioni pari a 6 miliardi di euro ha penalizzato la gestione stante la necessità di risanare i conti, operazione che si è conclusa negli ultimi anni. Si è trattato in concreto di piani di ristrutturazione aziendali (chiusure ospedali – blocco del turnover – riduzione dei servizi- super ticket) con effetti disastrosi messi in evidenza di recente dalle proteste dei medici di famiglia, di base e il prossimo 23 febbraio da medici e infermieri ospedalieri per il rinnovo del contratto
A fine 2016 il numero degli occupati si è ridotto di circa 45.000 unità rispetto al 2009 e nei prossimi 10 anni a seguito pensionamento si aggiungeranno 34.000 medici di base e 48.000 medici ospedalieri per un totale di 80.000 unità. A livello territoriale milioni di cittadini rischiano di essere privati dell’assistenza dei medici di famiglia con il pronto soccorso come unica alternativa per la cura
Altri aspetti negativi da rilevare sono i turni di lavoro massacranti per il personale, liste d’attesa di mesi per i cittadini, i super ticket, ricorso alla sanità privata.
Questa Sanità va rapportata infine ad una situazione sociale preoccupante:
Questa Sanità va rapportata ancora:
Questa Sanità è attrezzata e in grado, stante il quadro delineato, di garantire un adeguato stato di salute alla popolazione e, conseguentemente, un elevato livello di benessere sociale.
In questi anni il dibattito sulla sostenibilità del sistema sanitario si è incentrato sulle soluzioni per finanziare una spesa che continuerà a crescere o meno che sono :
Nella previsione di nuovi bisogni sanitari i fondi integrativi sanitari (considerati la panacea ) non saranno sufficienti a garantire un futuro al sanità pubblica.
Al contrario i fondi sanitari rischieranno di creare un’ulteriore divaricazione sociale tra quei cittadini con un’assicurazione sanitaria privata (POCHI) e i (MOLTI) che avranno problemi a pagare la sanità privata, o addirittura a compartecipare alla spesa pubblica.
DI UN NUOVO MODELLO DI SOSTENIBILITA’ C’E’ BISOGNO
Il nuovo paradigma dovrà essere, nello spirito della legge di riforma del 1978, spostare risorse economiche e umane dalla cura delle malattie alla prevenzione.
Oggi spendiamo circa 5 miliardi per la prevenzione e 116 miliardi per la cura
Prevenzione vuol dire,non solo vaccini, ma anche e soprattutto: