Piano Strategico Citta’ Metropolitana Venezia

Considerazioni

“Una lettura sommaria, le osservazioni e gli appunti proposti mi confermano che per la Città Metropolitana di Venezia il PSM è stata una occasione persa per creare un modo nuovo e diverso di governo del territorio….) (A.INFANTE)

 Il Piano Strategico Città Metropolitana Venezia

 Note – Contributi

SET: una rete di città contro l’attuale modello turistico

È stato reso pubblico ieri (martedì 24 aprile) il manifesto fondativo della rete SET – Sud Europa di fronte alla Turistizzazione. Una rete di città e di esperienze di base, per il momento con un forte radicamento nella penisola iberica, che si pone l’obiettivo di affrontare gli effetti dell’estensione dell’industria turistica sul territorio urbano: diritto all’abitare, proliferazione di locazioni turistiche, svendita del patrimonio pubblico, saturazione del trasporto pubblico, gentrificazione dei centri storici e iperproduzione di lavoro precario nella filiera del turismo sono alcuni dei temi al centro del dibattito e dell’azione della rete.

Di seguito pubblichiamo il manifesto fondativo.

 

MANIFESTO FONDATIVO DELLA RETE SET

In molte città del Sud Europa stanno nascendo movimenti di resistenza ai processi di turistificazione che le stanno investendo. Associazioni e collettivi di alcune di queste (Venezia, Valencia, Siviglia, Palma, Pamplona, Lisbona, Malta, Malaga, Madrid, Girona, Donostia/San Sebastian, Canarie, Camp de Terragona, Barcellona) si sono incontrati nel corso dell’ultimo anno in diverse occasioni, con l’obiettivo di condividere e scambiare esperienze e conoscenze.

Anche se ognuna di queste città presenta problemi specifici legati a questo fenomeno, alcuni sono senza dubbio comuni a tutte loro:

 

  • Il più importante ed esteso: l’aumento della precarizzazione del diritto all’alloggio, in buona parte provocato dall’acquisto massivo di immobili da parte di fondi di investimento e fondi immobiliari per destinarli in buona parte al mercato turistico. In questo modo le abitazioni sono private della loro funzione naturale, si generano gentrificazione e sfratti e si assiste allo svuotamento di alcuni quartieri in una evidente violazione dei diritti sociali della popolazione.
  • Aumento dei prezzi e trasformazione delle attività commerciali locali in attività turistiche slegate dai bisogni delle popolazioni locali (spesso in età avanzata).
  • Massificazione di strade e piazze che rende difficile la vita quotidiana dei residenti sia per quanto riguarda il rumore che l’accesso stesso allo spazio pubblico.
  • Saturazione delle reti di trasporto pubblico.
  • Alta dipendenza dell’economia locale dal settore turistico, con tendenza alla monocultura.
  • Precarizzazione delle condizioni lavorative della popolazione, dato che i principali settori turistici (alberghiero, ristorazione, commercio) presentano spesso le peggiori condizioni di lavoro (salari bassi, lavoro in nero, esternalizzazione…).
  • Alti tassi di inquinamento (aerei, navi da crociera, corriere…) e di residui dovuti soprattutto alla tendenza di consumare elevate quantità di prodotti usa e getta, caratteristica dell’industria turistica; uso massivo di risorse – acqua e territorio – e perdita del diritto a vivere in un ambiente sano.
  • Uso smisurato e ampliamento costante delle infrastrutture (strade, porti, aeroporti, depuratori, impianti di dissalazione ) che sfigurano il territorio, provocano espropriazioni e impongono costi elevati alla popolazione residente. Questi processi provocano una forte competizione per il territorio in cui si perde l’accesso alle attività e ai servizi di base: lavoro, scuole, ospedali, ecc.
  • Banalizzazione dell’ambiente urbano e naturale trasformato in parco tematico. Nel primo caso, assistiamo allo spoglio e alla vendita del patrimonio, nel secondo alla riduzione degli usi agricoli o di pesca. L’obiettivo comune è lo sfruttamento illimitato dell’ambiente dal punto di vista turistico.Di fronte a questi e altri conflitti, la popolazione locale ha iniziato a organizzarsi per difendere i suoi diritti sociali, primo fra tutti, il diritto a un alloggio dignitoso e accessibile e il diritto alla città. Il lavoro collettivo che nelle nostre città stiamo realizzando spesso comincia dalla messa in evidenza di questi conflitti e dall’acquisizione di una maggiore consapevolezza, passando per la critica al modello turistico e la denuncia delle sue conseguenze, e continuando con la proposta di vie alternative.

Esempi di queste ultime, sono la richiesta di imposizione di limiti all’industria turistica, la deturistificazione dell’economia della città, o la decrescita turistica accompagnata da politiche di stimolo di altre economie più eque dal punto di vista sociale e ambientale.

Il grado d’incidenza di questi problemi nelle diverse città non è affatto omogeneo, anzi molto variabile, giacchè spesso dipende direttamente dal grado di turistificazione che le colpisce. Così ci sono stadi più avanzati e gravi, ad esempio Venezia, Palma o Barcellona, dove è evidente la necessità di un cambio di modello e altre, come Valencia, Madrid o Lisbona che, nonostante si trovino immerse in rapidi processi di turistificazione, possono ancora aspirare a politiche di prevenzione o freno.

Su questi e altri argomenti, in queste e in altre città abbiamo trovato molti punti in comune, e logicamente abbiamo iniziato a pensare all’opportunità e necessità di creare una rete internazionale di città colpite dall’industria turistica.

L’obiettivo, oltre al supporto e al confronto reciproci, è di estendere questa lotta ad altre città e territori, creando una voce plurale e potente di critica al modello turistico attuale che si alzi dal Sud Europa. Questo manifesto è il primo passo per la internazionalizzazione della lotta alla turistifcazione delle città e dei territori, attraverso il quale continuiamo il dibattito, la riflessione e la mobilitazione comune.

La Salute non si paga

Presentazione di Antonio INFANTE – 17 febbraio 2018

Con l’iniziativa “La salute non si pagaLiberie Uguali intende porre alla vostra attenzione una priorità sociale e politica del suo programma

La campagna elettorale in corso sta trascurando il tema della salute. Si parla di altro, di promesse, bonus , riduzione di tasse, pensioni, aumenti posti di lavoro senza indicare e fornire le stime il quantum e come coprirle con quali risorse.  Pare  superfluo evidenziare che le conseguenze , di quanto propagandato, si tradurranno  in un ulteriore aumento del debito  pubblico. Negli ultimi tre anni pari a 119 miliardi  raggiungendo (fonte Bankitalia) un totale di 2.256 miliardi”

L’universalità del diritto alla salute è dettato da:

·       Art 32 comma I della Costituzione “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. rispetto della persona umana.
·     La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (UDHR) è un documento fondamentale nella storia dei diritti umani e con la costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riconosce dal 1948 che  “la sanità è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non consiste solo in un assenza di malattia o d’infermità. Il possesso del migliore stato di sanità possibile costituisce un diritto fondamentale di ogni essere umano, senza distinzione di razza, di religione, d’opinioni politiche, di condizione economica o sociale. I governi sono responsabili della sanità dei loro popoli; essi possono fare fronte a questa responsabilità, unicamente prendendo le misure sanitarie e sociali adeguate”.
·     La legge 833/78 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, ha messo  al primo posto la prevenzione piuttosto che la cura dell’utente, perché curare costa molto, molto di più che prevenire . Questo principio non è stato mai completamente attuato.
Sulla base di questi principi universali valutare e analizzare la gestione della sanità ,  a 40 anni dall’istituzione del Servizio sanitario nazionale, è un compito a cui le forze politiche le istituzioni e i cittadini non possono sottrarsi.
Parliamo allora dei fondamentali – dello stato di fatto della sanità che si riassume:

 Nel 2016 la spesa sanitaria corrente è pari a 150 miliardi di euro pari 8,9% del PIL

  • 75% pubblica pari a 116 miliardi il 6,7% del PIL
  • 25 % privata dell’ordine di 38 miliardi di euro il 2 % del PIL
  • L’Italia spende meno per la sanità di Francia e Germania
  • Gli ospedali sono stati i principali erogatori di assistenza con un’incidenza del 45,5% sul totale della spesa sanitaria corrente mentre I servizi ambulatoriali hanno pesato per il 22,4%.
  • La spesa per cura e riabilitazione nel 2016 risulta essere stata pari a 82.miliardi (il 55%) mentre quella farmaceutica è stata di 31 miliardi pari al 21 % del totale

Negli ultimi 11 anni il  deficit sanitario delle regioni pari a 6 miliardi di euro ha penalizzato la gestione stante la necessità di risanare i conti, operazione che si è conclusa negli ultimi anni. Si è trattato in concreto di piani di ristrutturazione aziendali (chiusure ospedali – blocco del turnover – riduzione dei servizi- super ticket) con effetti disastrosi messi in evidenza di recente dalle proteste dei medici di famiglia, di base e il prossimo 23 febbraio da medici e infermieri ospedalieri per il rinnovo del contratto

A fine 2016 il numero degli occupati si è ridotto di circa 45.000 unità rispetto al 2009 e nei prossimi 10 anni a seguito pensionamento  si aggiungeranno  34.000 medici di base  e 48.000 medici ospedalieri  per un totale di 80.000 unità. A livello territoriale milioni di cittadini rischiano di essere privati dell’assistenza dei medici di famiglia con il pronto soccorso come unica alternativa per la cura

Altri aspetti negativi da rilevare sono i turni di lavoro massacranti per il personale, liste d’attesa di mesi per i cittadini, i super ticket,  ricorso alla sanità privata.

Questa Sanità va rapportata infine ad una situazione sociale preoccupante:

  • 5 milioni di poveri
  • 18 milioni a rischio povertà
  • 11 milioni costretti a privarsi delle cure mediche
  • Il REI ( reddito di inclusione) finanziato con 1,7 miliardi che sarà in grado di sostenere solo 700 mila cittadini e con assegni variabili da 180 – 450 €.

Questa Sanità va rapportata ancora:

  • all’elevata aspettativa di vita di oggi
  • al progressivo invecchiamento della popolazione
  • Ultrasessantacinquenni che, secondo le previsioni ISTAT, nel 2050 saranno pari al 35% della popolazione
  • all’aumento delle patologie croniche
  • alle condizioni della finanza pubblica

Questa Sanità è attrezzata e in grado, stante il quadro delineato, di garantire un adeguato stato di salute alla popolazione e, conseguentemente, un elevato livello di benessere sociale.

 In questi anni il dibattito sulla sostenibilità del sistema sanitario si è incentrato sulle soluzioni per finanziare una spesa che continuerà a crescere o meno che sono :

  • miglioramento dell’efficienza del sistema
  • l’introduzione di fondi sanitari integrativi.

 

Nella previsione di nuovi bisogni sanitari    i  fondi  integrativi sanitari (considerati la panacea ) non saranno sufficienti  a garantire un futuro al sanità pubblica.

Al contrario i fondi sanitari rischieranno di creare un’ulteriore divaricazione sociale tra quei cittadini con un’assicurazione sanitaria privata  (POCHI) e  i (MOLTI) che  avranno problemi a pagare la sanità privata, o addirittura a compartecipare alla spesa pubblica.

DI UN NUOVO MODELLO DI SOSTENIBILITA’ C’E’ BISOGNO

 

Il nuovo paradigma dovrà essere, nello spirito della legge di riforma del 1978,  spostare risorse economiche e umane dalla cura delle malattie alla prevenzione.

Oggi spendiamo circa 5 miliardi per la prevenzione e 116 miliardi per la cura

Prevenzione vuol dire,non solo vaccini, ma anche e soprattutto:

  • nuove professionalità mediche delle salute preventiva
  • educare i cittadini alla tutela della propria salute
  • insegnare ai cittadini a conoscere gli alimenti
  • favorire comportamenti virtuosi
  • abolizione del super ticket
  • riconversione verde dell’industrie
  • lotta all’inquinamento urbano
  • recuperare risorse dalla lotta alla corruzione (60 miliardi)
  • recuperare risorse dalla lotta alla evasione fiscale (250 miliardi – Fonte Ministero Economia)