Perché le Bollette Italiane Sono Destinate a Esplodere?

La “pace commerciale” tra Trump e von der Leyen nasconde una verità scomoda: i tuoi costi energetici stanno per schizzare alle stelle. L’intesa prevede dazi del 15% e l’acquisto di 750 miliardi di dollari di energia americana nei prossimi tre anni – un aumento del 50% che pagherai direttamente sulla bolletta.

Il Rischio del GNL Americano Attraverso lo Stretto di Hormuz

Il problema è che il Gas Liquefatto (GNL) americano costa significativamente di più e una grossa fetta dell’import deve attraversare lo Stretto di Hormuz, dove transitano 20,1 milioni di barili al giorno. L’Iran può chiudere questo collo di bottiglia quando vuole, come ha minacciato 20 volte negli ultimi 46 anni; allo stesso modo gli Houti, ribelli yemeniti, spesso attaccano navi cargo transitanti nell’area. Le conseguenze sono immediate: prezzi del gas +10-15%, elettricità da 120-150€ a 140-180€ per megawattora, che per una famiglia media significa 300-400€ in più all’anno. L’Europa sostituisce l’energia russa con quella americana a prezzi maggiori, aumentando la dipendenza dalle importazioni (95% petrolio, 80% gas). Il prezzo lo decidono Trump e le tensioni mediorientali, tu paghi e basta.

La Trappola Energetica e l’Alternativa Che Funziona

Mentre l’Europa si lega agli Stati Uniti per i prossimi anni, 95.000 famiglie europee hanno già scelto l’indipendenza energetica con Enpal, capendo che l’unica energia affidabile è quella che produci a casa tua. Enpal, leader europeo del fotovoltaico, offre zero euro di investimento iniziale – niente 15.000-25.000€ di anticipo. La tecnologia include pannelli che funzionano anche con cielo coperto, accumulo intelligente e garanzia completa sulle performance per 25 anni. Grazie al hub logistico in Cina, Enpal evita costi aggiuntivi anche con nuovi dazi, mentre l’impianto si ripaga in 6-8 anni e genera profitti per altri 15-20 anni.

Il Momento Perfetto per Agire

I prezzi energetici saliranno inevitabilmente per l’accordo Trump-UE e le tensioni iraniane, mentre la tecnologia fotovoltaica diventa sempre più conveniente e gli incentivi statali sono limitati nel tempo. Tra un anno, con le bollette alle stelle, ti pentirai di non aver agito oggi. Tra 6 anni ringrazierai te stesso per aver scelto l’indipendenza energetica. Enpal offre consulenza gratuita per calcolare quanto risparmi con un impianto personalizzato.

Il momento McKinley di Trump

Marta Dassù On Jul 16, 2025 ASPENIA ONLINE

É il “momento McKinley” di Donald Trump. McKinley fu l’autore in Congresso, nel 1890, di un celebre “Tariff Act” che stabiliva dazi medi del 50% circa su tutti i beni importati dagli Stati Uniti. Diventato poi presidente americano, rese ricca l’America, secondo Trump, grazie al suo talento e grazie ai dazi. Il punto, come nota un saggio pubblicato da Foreign Affairs, è che questo precedente storico si addice poco al mondo assai più interdipendente di oggi.Alla fine dell’800 i dazi erano uno strumento “normale” di politica economica, volto a proteggere l’industria domestica nascente e a compensare l’assenza di imposte sul reddito. Nelle condizioni attuali, appare illusorio pensare che un forte aumento dei dazi renda possibile il rilancio della manifattura americana – dopo decenni in cui gli Stati Uniti hanno esportato la produzione in Asia e si sono concentrati su servizi e tecnologia, o che possano compensare interamente, nonostante l’aumento iniziale che registrano le entrate, i tagli fiscali: il debito pubblico va verso livelli esponenziali ed è in misura notevole in mani estere (il 25% in mani europee, il 15% in quelle della Cina e il 15% in quelle del Giappone). Confondere deficit commerciale e deficit di bilancio non è utile, anzitutto all’America stessa. Ed è poco probabile che il risultato sia alla fine positivo per gli Stati Uniti. Più probabile che il mito del ritorno ad una “età dell’oro” di impianto protezionistico genererà nel tempo riduzione della crescita e inflazione: un esito da anni ’70, ma del ‘900, non di fine ’800.

Trump si richiama a McKinley anche quando parla del deficit commerciale come di una questione vitale di sicurezza nazionale per gli Stati Uniti. Questo punto – che in realtà è utilizzato dal capo della Casa Bianca per attivare gli strumenti legali che gli permettono di decidere sui dazi – è scritto chiaramente nelle lettere di avvertimento mandate da Trump a paesi amici o rivali. Come si legge nella missiva a Ursula von der Leyen “il deficit è una minaccia sostanziale alla nostra economia, e in effetti alla nostra Sicurezza Nazionale!”. Per consolarci un po’, si può aggiungere che Trump riconosce per una volta come interlocutore l’Unione Europea, non i singoli Stati nazionali. Ma la sostanza è assai poco incoraggiante: se sicurezza e rapporti commerciali si contagiano in modo negativo, l’Europa avrà parecchio da perdere, probabilmente più degli Stati Uniti.

Fino ad oggi ci siamo cullati nella illusione che Trump, “tariff man” per eccellenza, si sarebbe accontentato di dazi al 10%. Come nel caso della Gran Bretagna. Abbiamo sottovalutato un punto politico sostanziale: per Trump – che non ama l’UE – è utile dimostrare che Brexit permette a Londra di trarre vantaggi comparativi rispetto a Bruxelles. Si è aggiunta una strategia negoziale europea prudente, forse remissiva e comunque risultato delle differenze di impostazione e interessi fra gli Stati membri. In sostanza, abbiamo cercato di conquistarci tutta la benevolenza possibile, trattando in modo separato i pezzi di un negoziato che andava e andrebbe visto nel suo insieme.

Da una parte l’energia, con l’aumento previsto delle importazioni di gas liquido naturale americano. Dall’altra la sicurezza, con l’aumento delle spese militari al 5%: spese che rientrano anche nel nostro interesse a costruire capacità di difesa europee, ribilanciando la NATO, e a finanziare nuove forniture all’Ucraina; ma che dal punto di vista della Casa Bianca sono anche la leva di acquisizioni di armi americane da parte degli Stati europei. E infine esentando le multinazionali statunitensi dall’accordo sulla global minimum tax. Questo metodo frammentato è servito a poco ed esprime le difficoltà della Commissione a impostare una trattativa commerciale quanto mai complicata facendo leva sui possibili punti di forza dell’Unione, che pure sulla carta ci sono.

In ogni caso: adesso, e in ritardo, si pone davvero il problema di come gestire le prossime settimane di negoziato con Washington. Puntando ad evitare una guerra commerciale che sarebbe costosa per tutte le economie occidentali. Ma senza illudersi troppo sul fatto che Trump torni sempre indietro. L’UE dovrà adottare una strategia negoziale al tempo stesso più assertiva, più intelligente e più coerente. In una prima fase, ad arginare Trump è stata solo Wall Street. Oggi i mercati sono in posizione di attesa. Affidarsi alla loro risposta non basta più.