Presentazione di Antonio INFANTE – 17 febbraio 2018
Con l’iniziativa “La salute non si paga” Liberie Uguali intende porre alla vostra attenzione una priorità sociale e politica del suo programma
La campagna elettorale in corso sta trascurando il tema della salute. Si parla di altro, di promesse, bonus , riduzione di tasse, pensioni, aumenti posti di lavoro senza indicare e fornire le stime il quantum e come coprirle con quali risorse. Pare superfluo evidenziare che le conseguenze , di quanto propagandato, si tradurranno in un ulteriore aumento del debito pubblico. Negli ultimi tre anni pari a 119 miliardi raggiungendo (fonte Bankitalia) un totale di 2.256 miliardi”
L’universalità del diritto alla salute è dettato da:
· Art 32 comma I della Costituzione “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. rispetto della persona umana.
· La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (UDHR) è un documento fondamentale nella storia dei diritti umani e con la costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riconosce dal 1948 che “la sanità è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non consiste solo in un assenza di malattia o d’infermità. Il possesso del migliore stato di sanità possibile costituisce un diritto fondamentale di ogni essere umano, senza distinzione di razza, di religione, d’opinioni politiche, di condizione economica o sociale. I governi sono responsabili della sanità dei loro popoli; essi possono fare fronte a questa responsabilità, unicamente prendendo le misure sanitarie e sociali adeguate”.
· La legge 833/78 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, ha messo al primo posto la prevenzione piuttosto che la cura dell’utente, perché curare costa molto, molto di più che prevenire . Questo principio non è stato mai completamente attuato.
Sulla base di questi principi universali valutare e analizzare la gestione della sanità , a 40 anni dall’istituzione del Servizio sanitario nazionale, è un compito a cui le forze politiche le istituzioni e i cittadini non possono sottrarsi.
Parliamo allora dei fondamentali – dello stato di fatto della sanità che si riassume:
Nel 2016 la spesa sanitaria corrente è pari a 150 miliardi di euro pari 8,9% del PIL
- 75% pubblica pari a 116 miliardi il 6,7% del PIL
- 25 % privata dell’ordine di 38 miliardi di euro il 2 % del PIL

- L’Italia spende meno per la sanità di Francia e Germania
- Gli ospedali sono stati i principali erogatori di assistenza con un’incidenza del 45,5% sul totale della spesa sanitaria corrente mentre I servizi ambulatoriali hanno pesato per il 22,4%.
- La spesa per cura e riabilitazione nel 2016 risulta essere stata pari a 82.miliardi (il 55%) mentre quella farmaceutica è stata di 31 miliardi pari al 21 % del totale
Negli ultimi 11 anni il deficit sanitario delle regioni pari a 6 miliardi di euro ha penalizzato la gestione stante la necessità di risanare i conti, operazione che si è conclusa negli ultimi anni. Si è trattato in concreto di piani di ristrutturazione aziendali (chiusure ospedali – blocco del turnover – riduzione dei servizi- super ticket) con effetti disastrosi messi in evidenza di recente dalle proteste dei medici di famiglia, di base e il prossimo 23 febbraio da medici e infermieri ospedalieri per il rinnovo del contratto
A fine 2016 il numero degli occupati si è ridotto di circa 45.000 unità rispetto al 2009 e nei prossimi 10 anni a seguito pensionamento si aggiungeranno 34.000 medici di base e 48.000 medici ospedalieri per un totale di 80.000 unità. A livello territoriale milioni di cittadini rischiano di essere privati dell’assistenza dei medici di famiglia con il pronto soccorso come unica alternativa per la cura
Altri aspetti negativi da rilevare sono i turni di lavoro massacranti per il personale, liste d’attesa di mesi per i cittadini, i super ticket, ricorso alla sanità privata.
Questa Sanità va rapportata infine ad una situazione sociale preoccupante:
- 5 milioni di poveri
- 18 milioni a rischio povertà
- 11 milioni costretti a privarsi delle cure mediche
- Il REI ( reddito di inclusione) finanziato con 1,7 miliardi che sarà in grado di sostenere solo 700 mila cittadini e con assegni variabili da 180 – 450 €.
Questa Sanità va rapportata ancora:
- all’elevata aspettativa di vita di oggi
- al progressivo invecchiamento della popolazione
- Ultrasessantacinquenni che, secondo le previsioni ISTAT, nel 2050 saranno pari al 35% della popolazione
- all’aumento delle patologie croniche
- alle condizioni della finanza pubblica
Questa Sanità è attrezzata e in grado, stante il quadro delineato, di garantire un adeguato stato di salute alla popolazione e, conseguentemente, un elevato livello di benessere sociale.
In questi anni il dibattito sulla sostenibilità del sistema sanitario si è incentrato sulle soluzioni per finanziare una spesa che continuerà a crescere o meno che sono :
- miglioramento dell’efficienza del sistema
- l’introduzione di fondi sanitari integrativi.
Nella previsione di nuovi bisogni sanitari i fondi integrativi sanitari (considerati la panacea ) non saranno sufficienti a garantire un futuro al sanità pubblica.
Al contrario i fondi sanitari rischieranno di creare un’ulteriore divaricazione sociale tra quei cittadini con un’assicurazione sanitaria privata (POCHI) e i (MOLTI) che avranno problemi a pagare la sanità privata, o addirittura a compartecipare alla spesa pubblica.
DI UN NUOVO MODELLO DI SOSTENIBILITA’ C’E’ BISOGNO
Il nuovo paradigma dovrà essere, nello spirito della legge di riforma del 1978, spostare risorse economiche e umane dalla cura delle malattie alla prevenzione.
Oggi spendiamo circa 5 miliardi per la prevenzione e 116 miliardi per la cura
Prevenzione vuol dire,non solo vaccini, ma anche e soprattutto:
- nuove professionalità mediche delle salute preventiva
- educare i cittadini alla tutela della propria salute
- insegnare ai cittadini a conoscere gli alimenti
- favorire comportamenti virtuosi
- abolizione del super ticket
- riconversione verde dell’industrie
- lotta all’inquinamento urbano
- recuperare risorse dalla lotta alla corruzione (60 miliardi)
- recuperare risorse dalla lotta alla evasione fiscale (250 miliardi – Fonte Ministero Economia)