Il Wall Street Consensus sbarca in Eurolandia

Oggi il Parlamento europeo ha approvato il nuovo Patto di stabilità (e crescita?) destinato, dopo la sospensione del vecchio Patto durante la pandemia, a vincolare i futuri piani di bilancio degli Stati dell’UE. Dopo lunghe negoziazioni – e nonostante il mea culpa della Commissione sui guasti prodotti dal vecchio – il nuovo Patto riproduce la stessa logica ispirata all’austerity e alla diffidenza di Germania e ‘frugali’ per gli investimenti pubblici a debito. In questo orizzonte, il moltiplicatore keynesiano semplicemente non esiste e tutto ciò che si può fare è risparmiare, oggi, per prepararsi al peggio di domani. Il freno all’indebitamento costringe lo Stato a lasciar inasprire le crisi prima che possano essere prese misure di indebitamento [Märtin, Mühlbach]. L’esito è sconsolante: la Germania ha registrato un gap in investimenti pubblici infrastrutturali (ma anche in investimenti privati) non degno di quell’economia. Non si può investire a debito per prevenire le calamità, lo si può fare solo per riparare i danni, dopo che quelle calamità si saranno verificate!…continua

Giorgia e i parenti- serpenti

La Repubblica – 31 agosto 2024 

Massimo Gianini 

Anche stavolta il vero inciampo di Meloni si chiama economia. Turiamoci le orecchie di fronte al tripudio di tromboni che accompagna i record dell’export e lo zerovirgola in più sull’occupazione (non trascurabile ma ingannevole, visto che il nuovo lavoro è quasi tutto povero e precario). E poi commentiamola tutta, la congiuntura, e non solo quella che fa comodo al Palazzo: cosa dicono i nostri eroi sul carrello della spesa che continua ad aumentare e sul fatturato dell’industria che continua a crollare? …continua

Il nuovo patto di stabilità, la finanziarizzazione dell’economia

FuoriCollana_Federico Losurdo

Anche dopo la sua riforma, il patto di stabilità e crescita continua ad apparire “stupido”. Ma dietro le regole e i numeri contenuti nel PSC si cela da sempre un obiettivo politico chiaro: comprimere la spesa pubblica degli Stati membri per agevolare la privatizzazione dei servizi sociali.

L’Unione economico-monetaria, perfezionata dal PSC nel 1997, si sarebbe dovuta ancorare ai codici normativi dell’integrazione attraverso il diritto, il “credo” ordoliberale. Un’Unione vincolata a un sistema di norme giuridiche sovranazionali giustiziabili, preordinate a compensare il vuoto di solidarietà tra gli Stati membri (Joerges-Giubboni, 2013). La politica monetaria veniva in tal modo federalizzata e, al contempo, depoliticizzata, immunizzandola da possibile “derive” keynesiane nella gestione macroeconomica (Ciocca, 2024)..…continua