Il nuovo patto di stabilità, la finanziarizzazione dell’economia

Federico Losurdo 27/08/2024

Anche dopo la sua riforma, il patto di stabilità e crescita continua ad apparire “stupido”. Ma dietro le regole e i numeri contenuti nel PSC si cela da sempre un obiettivo politico chiaro: comprimere la spesa pubblica degli Stati membri per agevolare la privatizzazione dei servizi sociali. ….CONTINUA

Autonomia differenziata e conti pubblici: qualche simulazione

OCPI  20 luglio 2024

La legge sull’autonomia differenziata trae origine dall’intenzione di alcune regioni del Nord Italia di trattenere all’interno del proprio territorio una quota maggiore di risorse tributarie e contributive che da quello stesso territorio hanno avuto origine. Il cammino verso quell’obiettivo è tuttavia lungo, accidentato e per nulla scontato, poiché nell’iter di approvazione della legge le ragioni del Mezzogiorno e della perequazione a favore delle regioni svantaggiate si sono fatte sentire con forza, anche all’interno della maggioranza di governo. Altri due motivi hanno giocato e giocheranno in futuro un ruolo importante. Il primo è che l’Italia ha un serio problema di conti pubblici: un sistema di finanza centralizzato può forse non essere efficiente e deresponsabilizza gli amministratori locali, ma rassicura il ministro dell’economia (e i mercati) riguardo alla tenuta dei conti. Un secondo motivo è che il Pil aggregato di tutte le regioni del Mezzogiorno è piccolo rispetto a quello dell’intero Paese: circa il 22%. Se dunque le regioni del Nord si coalizzassero per ridurre l’ammontare dei trasferimenti verso il Mezzogiorno avrebbero un pool di risorse molto scarso a cui attingere, a meno di ipotizzare dei veri e propri disastri nel sistema di welfare delle regioni meridionali.….continua

Il nuovo Patto di Stabilità

Oggi il Parlamento europeo ha approvato il nuovo Patto di stabilità (e crescita?) destinato, dopo la sospensione del vecchio Patto durante la pandemia, a vincolare i futuri piani di bilancio degli Stati dell’UE. Dopo lunghe negoziazioni – e nonostante il mea culpa della Commissione sui guasti prodotti dal vecchio – il nuovo Patto riproduce la stessa logica ispirata all’austerity e alla diffidenza di Germania e ‘frugali’ per gli investimenti pubblici a debito. In questo orizzonte, il moltiplicatore keynesiano semplicemente non esiste e tutto ciò che si può fare è risparmiare, oggi, per prepararsi al peggio di domani…..continua

Privatizzazioni, un “saldo nel vuoto”

l governo tira dritto: si inizia con Poste, Eni e RaiWay. Uffici chiusi, licenziamenti, servizi ridotti, questi gli effetti: la Cgil dice no

Collettiva MARCO TOGNA

Uffici chiusi, lavoratori licenziati, servizi azzerati, investimenti ridotti all’osso. Saranno questi gli effetti delle privatizzazioni annunciate dalla premier Giorgia Meloni in gennaio, e che ora si stanno concretizzando. La motivazione ufficiale è la riduzione del debito pubblico: l’esecutivo si attende 20 miliardi di euro in tre anni, pari ad appena lo 0,71 per cento del debito. Praticamente una goccia nel mare.

La realtà è ben diversa. Si lascia spazio al mercato e alla deregulation, si fanno entrare i privati nei grandi asset nazionali (come Poste Italiane, Eni e RaiWay). Ed è del tutto evidente che i privati acquisteranno quote azionarie delle grandi aziende pubbliche italiane solo per guadagnarci sopra. Il governo, insomma, si arrende ai poteri forti della finanza.

La Cgil dice no. Perché le privatizzazioni hanno già fallito in passato, perché così si distruggono occupazione e professionalità, perché fare cassa è il contrario di avere una visione di sviluppo. Perché economicamente non conviene: è più ciò che si perde che quello che si guadagna. E perché, soprattutto, i cittadini, ognuno di noi, perderà qualcosa: un servizio, un posto di lavoro.

Da oggi parte la nostra campagna per fermare questo scempio. L’abbiamo chiamata Saldo nel vuoto. Perché il governo svende i gioielli di famiglia, li mette appunto a “saldo”, facendoci precipitare nell’abisso. Nelle prossime settimane analizzeremo ogni singola cessione, dimostrando ancora una volta come questo governo fa gli interessi della grande finanza, non certo di noi italiani.

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Il governo tira dritto: si inizia con Poste, Eni e RaiWay. Uffici chiusi, licenziamenti, servizi ridotti, questi gli effetti: la Cgil dice no

MARCO TOGNA

21 maggio 2024 • 06:04