Rivoluzione digitale e crisi della democrazia

La democrazia liberale, che ha avuto la sua culla in Occidente e che è venuta gradualmente espandendosi e perfezionandosi nel tempo, soffre oggi di uno stato di grave crisi. Soggetta a processi di logoramento sempre più evidenti, essa appare minacciata nelle sue stesse radici. Le istituzioni democratiche vivono infatti ai nostri giorni una stagione di pericoloso declino, conseguenza dell’indebolimento o della erosione di alcuni pilastri, che costituiscono il supporto fondamentale della loro impalcatura. A venire a mancare (o quanto meno a ridurre di molto la loro consistenza) sono infatti: una cittadinanza attiva e dotata di autonomia intellettuale, una società civile matura caratterizzata dalla presenza di enti intermedi rappresentativi (e non corporativi), l’assenza di strumenti e di procedure adeguate ad affrontare la complessità e, da ultimo (ma non in ordine di importanza), una positiva dialettica tra soggettività sociali e istituzioni pubbliche. (Giannino PIANA …continua)

 

Creazione di strumenti digitali per la democrazia e il rafforzamento economico della rete.

“Le istituzioni democratiche del XIX secolo, quali i parlamenti, le elezioni, i partiti,  le assemblee elettive hanno un enorme bisogno dei rilancio dal momentoche vivono un disallineamento con le tecnologie, le norme e le aspirazioni collettive….  I tentativi di coinvolgere i cittadini nel processo decisionale democratico sono ancora in fase embrionale…” (..continua)

 

“Internet il male? No, è lo specchio della nostra crisi” – la Repubblica.it

“….La fase che stiamo vivendo è un riflesso di certe tendenze capitalistiche globali che vanno ben oltre la tecnologia e alle quali la tecnologia si è piegata…..La crisi  è  della politica, con masse che si sentono non rap sua promessa egualitaria in un sistema altamente globalizzato e finanziarizzato.”(intervista a Morozov 13/3/2019)

 

Il lato oscuro della rivoluzione digitale: libertà o schiavitù?

«Voi non ve ne accorgete, ma state subendo una programmazione. Ora, però, dovete decidere a quanta della vostra indipendenza intellettuale siete disposti a rinunciare». L’appello proviene dall’ex vicepresidente di Facebook Chamath Palihapitiya che in un intervento alla Graduate School of Business di Stanford si è scagliato contro i social network, spiegando di sentirsi «tremendamente in colpa» per aver contribuito a creare degli strumenti che stanno «distruggendo il tessuto sociale» . ……..L’analisi di Palihapitiya non è nuova: Evgeny Morozov, per esempio, ha ampiamente spiegato nelle sue opere come Google, Amazon, Facebook, Twitter, ecc. sarebbero soltanto l’incarnazione di una nuova forma di capitalismo mascherato da rivoluzione digitale e l’ennesima versione dell’accentramento di potere economico e politico nelle mani di pochi.( Interesse Nazionale – Enrica Perucchietti 15 Dicembre 2017)