

La Digital Strategy è oggi
una scelta irrinunciabile per la città di Venezia da definire nelle linee programmatiche per il rinnovo del Consiglio Comunale del 2020.
Le discussioni, gli incontri in corso tra le forze politiche, associazioni, movimenti, tuttavia, trascurano e non analizzano i cambiamenti prodotti dalle nuove tecnologie sulla città, punto di congiunzione tra locale e globale fra luoghi e flussi che sta trasformando la vita economica e sociale di tutti i cittadini veneziani
La rilevanza della rivoluzione digitale è stata posta da Autorità e Istituzioni nazionali e internazionali L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e il Garante per la Protezione dei Dati Personali in un’indagine conoscitiva congiunta (Big Data. Linee guida e raccomandazioni di policy) hanno analizzato le nuove sfide dell’economia digitale in considerazione che “lo sviluppo dell’economia data driven ha implicazioni non solo sul funzionamento dei mercati e sul benessere dei consumatori, ma anche sotto il profilo sociale e democratico.
La Commissione Europea con l’indice digitale dell’economia e della società (DESI – Digital Economy and Society Index – composto da 13 indicatori tra cui connettività, banda larga, big data,ricerca innovazione) ha confermato i ritardi dell’Italia collocandola al 24 posto tra i 28 Stati membri dell’UE, nonostante la crescita della copertura a banda larga veloce, lo sviluppo del 5G e la strategia Industria 4.0, rinominata Impresa 4.0 per la digitalizzazione delle imprese italiane.
L’economia dei dati “la quarta rivoluzione industriale” ha prodotto notevoli trasformazioni.
Conseguenze ed effetti negativi si sono prodotti sul mercato del lavoro, sull’ambiente, sui territori, sulla violazione della privacy, sulla violazione del diritto d’autore, evadendo o eludendo le tasse.
Anche la città, dove il tutto o quasi tutto è datificato, si è trasformata in città digitale ma priva al tempo stesso della conoscenza strategica della trasformazione tecnologica in atto, che produce cambiamenti non solo sulla forma e struttura urbana ma soprattutto sull’esercizio dei diritti di cittadinanza.
Lo dimostra la ricerca “Airification” prodotta dal Laboratorio LADEST dell’Università di Siena, sulla trasformazione delle abitazioni dei proprietari di case in case vacanze per affitti brevi nei Centri Storici e nelle Città d’Arte divenuti ormai enormi AirBnB ( piattaforma digitale domanda/offerta di affitti turistici e temporanei). Lo dimostra l’e-commerce che nel 2018 ha registrato in tutta Italia 230 milioni di spedizioni con un impatto notevole sui trasporti sulla logistica sull’ambiente.
Spopolamento, alto costo della vita, trasformazioni urbane sono le conseguenze.
L’Unione Europea per far fronte alla valenza politica e sociale che la rete e l’economia dei dati ha in ogni campo ha approvato: il regolamento (GDPR) sul trattamento e protezione dati personali; la nuova legge sul copyright; l’agenda digitale, settima iniziativa per la strategia Europa 2020, con l’obiettivo principale di una crescita sostenibile e inclusiva.
L’Agenda digitale italiana, è stata finanziata dal Programma Operativo Nazionale (PON) “Città Metropolitane 2014 – 2020 con 152 milioni di €, di cui 8 milioni di € alla Città Metropolitana di Venezia che ha avviato 5 progetti : piattaforma metropolitana dei sistemi informativi territoriali; piattaforma metropolitana per la sicurezza; piattaforma dei servizi; piattaforma per le prestazioni sociali; piattaforma mobile per i servizi di tempo libero – Venezia Unica.
I primi risultati conseguiti riguardano il nuovo sito del Comune di Venezia e “DIME” la piattaforma CRM multicanale per l’erogazione digitale e telefonica dei servizi pubblici.
Il potenziale che le tecnologie digitali offrono per attivare nuovi processi e politiche di sviluppo con la partecipazione dei cittadini e per sperimentare nuove forme di democrazia è un’opportunità che tutti gli attori locali pubblici e privati devono assumere.
Le buone pratiche delle città impegnate ad affrontare i rischi e le opportunità delle tecnologie digitali offrono utili indicazioni e strategie.
Al Summit Sharing Cities, tenutosi a Barcellona nel 2018, 50 città hanno avviato una collaborazione con l’approvazione della Dichiarazione comune di condivisione dei principi e degli impegni per costruire risorse e reti di dati sulla città in una strategia collaborativa e di condivisione delle sviluppo sostenibile. Altre indicazioni offrono: Parigi con la piattaforma online sul “bilancio preventivo”; Barcellona “Decidim” con la piattaforma partecipativa online, sviluppata grazie al software libero, per l’elaborazione di un piano di riduzione del 21% i livelli di inquinamento dell’aria, di quello acustico e del traffico; Amsterdam la prima città europea ad aver disciplinato l’attività di Airbnb in cambio del pagamento delle imposte sul reddito e della tassa di soggiorno.
Venezia per risolvere le molte criticità ambientali, economiche e sociali deve cogliere le sfide e le opportunità del digitale e può e deve essere ripensata e rigenerata in una città “incubatrice di idee” perché sono le idee il “Know-how” per affrontare i cambiamenti in atto.
La collaborazione tra tutti gli attori pubblici e privati (Comune, Città Metropolitana, Istituzioni Universitarie, Parco scientifico e tecnologico VEGA, Agenda digitale italiana e veneta, Associazioni delle imprese, Associazioni sociali e di categoria) è la condizione per una nuova strategia di sviluppo della città
Se questa prospettiva è assunta da tutti gli attori gli obiettivi dovranno concretizzarsi attraverso:
Venezia 28 luglio 2019
Antonio INFANTE
ripubblicato 22.maggio.2015 (www.eddyburg.it) “…..a Venezia si discetta ….circa le migliori soluzioni tecniche idonee a porre a carico dei fruitori turistici della città storica lagunare (direttamente, o attraverso l’incremento di talune esazioni gravanti sugli operatori del settore) mentre…….si è scartata a priori la scelta di riprendere, e di approfondire…… a costruire un complesso sistema di regolazione della fruizione turistica della città storica e della laguna nel cui contesto un elemento irrinunciabile sia la regolazione programmata dell’entità dei flussi turistici, basata innanzitutto sulla possibilità/obbligo di prenotare la fruizione” (….articolo)

Laura Di Lucia COLETTI
Il titolo scelto definisce Venezia e il suo territorio beni comuni, proprio a partire dall’idea che sia “bene comune” tutto ciò che può essere identificato come un dono della natura (come le acque, l’aria, il suolo), ma anche della creatività delle generazioni che ci hanno preceduto (come i beni storici, isaperi, la bellezza) e che è funzionale alla concretizzazione dei diritti fondamentali delle persone e al buon vivere della collettività. E Venezia e il suo territorio è tutto questo.
Questo incontro è stato promosso dai Circoli di Libertà e Giustizia di Venezia e della Riviera del Brenta, con la collaborazione di altri soggetti e attori ( Cristiano GASPARETTO Ambiente Venezia-No grandi Navi; Laura Di Lucia COLETTI L’altra Europa-laboratorio Venezia).
Ci siamo confrontati con alcuni tra i massimi studiosi italiani di storia e di diritto; un pomeriggio che è diventato occasione per costruire uno spazio di confronto tra studiosi e gruppi, comitati, associazioni, che si battono nel nostro territorio contro la svendita del patrimonio pubblico.
I protagonisti sono stati cittadine e cittadini, insieme a Salvatore Settis, archeologo, storico dell’arte, autore tra le tante sue opere del noto “Se Venezia muore”, Giuseppe Micciarelli docente ricercatore presso Università di Salerno e autore di Beni comuni urbani come nuove istituzioni, a sostituire Ugo Mattei, per un impegno imprevisto, Rocco Alessio Albanese.