Anthony HELLIOT: Democrazia e digitale, è l’ora di una riflessione etica

EUGENIO GIANNETTA

La rivoluzione dell’intelligenza artificiale sta incidendo in maniera sempre più massiccia sulla trasformazione della nostra quotidianità, dalla distribuzione delle merci agli assistenti personali virtuali, dalle macchine a guida autonoma fino all’industria bellica. Lo racconterà Anthony Elliott, sociologo e docente universitario australiano, autore del saggio La cultura dell’Intelligenza Artificiale (Codice Edizioni), in un intervento a Biennale Democrazia a Torino (venerdì 8 ottobre) che verterà su come il digitale stia ristrutturando gli assetti politici moderni, incidendo sulle diseguaglianze e ponendo nuove sfide alla democrazia.

Democrazia: dove ci sta portando il digitale?

L’intelligenza artificiale ha le sue origini nella geopolitica e si intreccia con la globalizzazione economica e la politica. A livello globale, i più importanti hub di intelligenza artificiale sono nella Silicon Valley, New York, Boston, Londra, Pechino e Shenzhen. Questo dice qualcosa di importante sulle concentrazioni di potere nell’era digitale. In termini di investimento nella IA il Regno Unito ha impegnato oltre 1,3 miliardi di dollari per i prossimi 10 anni e la Francia 1,8 miliardi di dollari nei prossimi cinque. Ma queste cifre impallidiscono davanti agli oltre 20 miliardi stimati dall’Ue entro il 2030 o di fronte alla Cina, che calcola di spendere più di 200 miliardi di dollari da qui al 2030.

Le questioni etiche sono un tema che accompagna lo sviluppo della IA. Quali sono le principali sfide?

Grazie ai progressi nella diffusione di macchine intelligenti automatizzate, donne e uomini affidano sempre più decisioni ad agenti artificiali. Questo è estremamente problematico per l’etica. Uno dei motivi è che gli algoritmi non sono affidabili nel modo in cui lo sono le persone. Non è sufficiente “applicare” l’etica alla IA, come con le linee guida dell’Ue su una “intelligenza artificiale affidabile”. L’etica non è una casella da spuntare, ma un regno di riflessione morale.

Lei parla anche di disconnessione sociale e ansia da privacy. A partire da questi spunti si può pensare un modello praticabile di detox digitale?

La risposta breve è no. Il detox digitale è l’analogo odierno dei programmi di perdita di peso veloce. La promessa è di ridurre le dipendenze digitali, ma un importante effetto collaterale è un’intensificazione di queste stesse dipendenze. In un mondo cablato, non è possibile “disintossicarsi” dalla vita digitale. Nel bene e nel male, le tecnologie digitali sono onnipresenti nelle società contemporanee e, come ci ha mostrato graficamente la pandemia di Covid- 19, il futuro garantisce più digitalizzazione, non meno.

Cosa si può fare per disinnescare le opinioni negative che gravitano attorno alla IA? Si parla, per esempio, di alfabetizzazione digitale, sicurezza, lotta alle fake news…

È probabile che la prossima generazione di tecnologie di IA apporti grandi benefici alla società: ad esempio, aprendo nuove opportunità commerciali o consentendo nuovi tipi di partecipazione civica. Ma potrebbero anche causare gravi danni se non adeguatamente sviluppati. L’intelligenza artificiale potrebbe portare alla riduzione delle nostre libertà e privacy, danneggiare la fiducia nelle istituzioni pubbliche e aggravare le divisioni e le disuguaglianze nella società. Ecco perché il dibattito pubblico e l’alfabetizzazione digitale sono così importanti.

Lei spiega anche che l’innovazione tecnologica crea un problema per l’identità dell’individuo e che l’elemento umano delle tecnologie digitali è debitore della teoria psicoanalitica. Come?

Prevedendo come potrebbero essere le nostre vite, gli algoritmi di apprendimento automatico sono – invisibilmente e dietro le quinte – implicati nell’organizzazione di come sono le nostre vite. L’analisi predittiva è prescrittiva: gli algoritmi aiutano a determinare le cause e le conseguenze delle nostre vite e delle nostre identità. Ma Freud e la psicoanalisi rimangono indispensabili per sottolineare la complessità delle nostre vite emotive; Freud ci ricorda, e oggi ne abbiamo bisogno, che l’intelligenza emotiva non può essere ridotta all’intelligenza della macchina. La previsione algoritmica può funzionare come un’automazione che rende le persone apparentemente meccaniche. Ma noi non siamo automi.

Un altro punto di connessione con la psicologia è il capitolo in cui si parla di narcisismo e nuova solitudine, e si cita la sociologa Sherry Turkle.

Turkle ha scritto di una “nuova psicologia dell’impegno” inaugurata dalla IA. Ha sostenuto che la robotica ha svuotato i legami emotivi, impoverendo così il sé. Ma questa è, nella migliore delle ipotesi, solo una visione parziale del nostro rapporto con le macchine intelligenti. È una visione che non riesce a riconoscere le dimensioni positive del cambiamento dello stile di vita. Tuttavia, i rischi della solitudine digitale sono abbastanza reali. La convinzione che sia possibile cambiare completamente sé stessi automatizzando sé stessi è una specie di magia. È il tipo di credenza che alimenta l’illusione del narcisismo patologico. (omissis).

in Avvenire, 06 ottobre 2021

Che cos’è il Fondo nazionale innovazione e come opera

Il Fondo nazionale innovazione è uno strumento finanziario che agisce come leva strategica per “perseguire con maggiore efficacia l’obiettivo di promozione degli interventi nel capitale di rischio e garantire una adeguata sinergia con gli strumenti già in essere”.

Il Fondo Investe come fondo di fondi in due modalità: o direttamente in startup/pmi innovative o su fondi di venture capital di società autorizzate da Banca di Italia. (…continua)

Un’Europa adatta all’era digitale

La tecnologia digitale sta cambiando la vita delle persone. La strategia digitale dell’UE mira a far funzionare questa trasformazione per le persone e le imprese, contribuendo al contempo a raggiungere l’obiettivo di un’Europa climaticamente neutra entro il 2050.

Le strategie dell’UE per l’intelligenza artificiale (AI) e i dati incoraggeranno le imprese a lavorare e sviluppare queste nuove tecnologie e faranno sì che guadagnino la fiducia dei cittadini. (…continua su Commissione Europea)

DIMT.IT – Intelligenza artificiale, la strategia del governo per l’Italia

Si intitola così il paper   a cui ha dato vita il Mise a inizio anno con il compito di elaborare una strategia nazionale e contribuire al Piano Coordinato promosso dalla Commissione europea. (…..)

L’intelligenza artificiale si legge nell’introduzione è considerata “un’opportunità senza precedenti per incrementare la produttività del lavoro e per consentire progressi straordinari verso lo sviluppo sostenibile” e al punto da “costituire, per l’Italia, l’inizio di una rinascita” una “ReinAissance”. Gli esperti però non nascondono i rischi derivanti dall’uso “incauto” sul fronte in particolare della democrazia e per l’ordine globale. Tre le parti in cui è stato strutturato il documento: la Parte I è dedicata all’analisi del mercato globale, europeo e nazionale dell’AI (Capitolo 1), della strategia Europea in corso di definizione (Capitolo 2) e la visione italiana, antropocentrica e orientata verso lo sviluppo sostenibile (Capitolo 3). La Parte II descrive gli elementi fondamentali della strategia qui proposta: l’AI per l’Uomo (Capitolo 4), l’AI per un ecosistema affidabile e produttivo (Capitolo 5), e l’AI per lo Sviluppo Sostenibile (Capitolo 6). La Parte III descrive la governance proposta per l’AI italiana e propone alcune raccomandazioni per l’implementazione, il monitoraggio e la comunicazione della strategia nazionale in tema di Intelligenza Artificiale.

 

Il paper di  esperti sull’AI