Lo sfascio dell’autonomia differenziata colpirà anche il Nord

Stefano Fassina analizza i motivi per cui il ddl Calderoli sarebbe un disastro per l’intero Paese, concentrando il suo studio proprio sul settentrione – 27 luglio 2024

Dallo scorso 26 giugno l’Autonomia differenziata è legge, dopo un acceso e turbolento dibattito tra Camera e Senato, a cui ha fatto seguito un rapido compattamento delle opposizioni, tradotto in poche settimane nell’organizzazione della campagna referendaria avviata dal neonato “campo largo”, anzi larghissimo, a difesa della Repubblica democratica italiana.

Ma cos’è l’Autonomia differenziata? In che modo dovrebbe realizzarsi? Ed è vero che, come in molti sostengono, aumenti il divario tra il Nord e il Sud del nostro Paese, a favore del primo? A questi e altri interrogativi risponde, in maniera non soltanto tecnicamente ineccepibile nell’approccio alla materia, ma offrendo concreti elementi di comprensione al lettore comune, il libro di Stefano Fassina dal titolo Perché l’Autonomia differenziata fa male anche al Nord, (Castelvecchi editore, pp. 154, euro 17)….continua

Autonomia differenziata e conti pubblici: qualche simulazione

 20 luglio 2024

La legge sull’autonomia differenziata trae origine dall’intenzione di alcune regioni del Nord Italia di trattenere all’interno del proprio territorio una quota maggiore di risorse tributarie e contributive che da quello stesso territorio hanno avuto origine. Il cammino verso quell’obiettivo è tuttavia lungo, accidentato e per nulla scontato, poiché nell’iter di approvazione della legge le ragioni del Mezzogiorno e della perequazione a favore delle regioni svantaggiate si sono fatte sentire con forza, anche all’interno della maggioranza di governo. Altri due motivi hanno giocato e giocheranno in futuro un ruolo importante. Il primo è che l’Italia ha un serio problema di conti pubblici: un sistema di finanza centralizzato può forse non essere efficiente e deresponsabilizza gli amministratori locali, ma rassicura il ministro dell’economia (e i mercati) riguardo alla tenuta dei conti. Un secondo motivo è che il Pil aggregato di tutte le regioni del Mezzogiorno è piccolo rispetto a quello dell’intero Paese: circa il 22%. Se dunque le regioni del Nord si coalizzassero per ridurre l’ammontare dei trasferimenti verso il Mezzogiorno avrebbero un pool di risorse molto scarso a cui attingere, a meno di ipotizzare dei veri e propri disastri nel sistema di welfare delle regioni meridionali.…continua

Autonomia differenziata e conti pubblici: qualche simulazione

OCPI  20 luglio 2024

La legge sull’autonomia differenziata trae origine dall’intenzione di alcune regioni del Nord Italia di trattenere all’interno del proprio territorio una quota maggiore di risorse tributarie e contributive che da quello stesso territorio hanno avuto origine. Il cammino verso quell’obiettivo è tuttavia lungo, accidentato e per nulla scontato, poiché nell’iter di approvazione della legge le ragioni del Mezzogiorno e della perequazione a favore delle regioni svantaggiate si sono fatte sentire con forza, anche all’interno della maggioranza di governo. Altri due motivi hanno giocato e giocheranno in futuro un ruolo importante. Il primo è che l’Italia ha un serio problema di conti pubblici: un sistema di finanza centralizzato può forse non essere efficiente e deresponsabilizza gli amministratori locali, ma rassicura il ministro dell’economia (e i mercati) riguardo alla tenuta dei conti. Un secondo motivo è che il Pil aggregato di tutte le regioni del Mezzogiorno è piccolo rispetto a quello dell’intero Paese: circa il 22%. Se dunque le regioni del Nord si coalizzassero per ridurre l’ammontare dei trasferimenti verso il Mezzogiorno avrebbero un pool di risorse molto scarso a cui attingere, a meno di ipotizzare dei veri e propri disastri nel sistema di welfare delle regioni meridionali.….continua