Dall’overtourism al turismo sostenibile: le opinioni degli stakeholders

Un recentissimo post di Lucia Tozzi (studiosa di politiche urbane) su Lucy Agency rilancia un tema già da molto discusso: “Il buon turista non esiste”. La sua tesi è quella del turista predatore (delle case dei residenti nelle destinazioni, ogni volta che prenotiamo un Airbnb o un Booking, costringendo le persone a “diventare in qualche modo servitori-camerieri, maestri di sci o kitesurf, animatori, commessi, bagnini, guide, insomma ad abbracciare tutti i mestieri precari, stagionali e poco redditizi che dipendono dai flussi turistici. Ci accaparriamo la loro acqua per giocare a golf su prati molto verdi, ci riserviamo l’uso esclusivo delle loro spiagge più belle, dei musei e monumenti più importanti, dei mezzi di trasporto più efficienti”). Un’usurpazione del territorio che “alimenta la produzione di nuova edilizia, nuove strade, nuovi parcheggi, nuove piste da sci, nuovi impianti di risalita, nuovi porti turistici, nuovi aeroporti sempre più simili a centri commerciali: ammassi di cemento che deturpano quei territori che, se prima erano molto amati perché vergini, ora finiscono per non piacerci più; e allora, si va in cerca di altri lidi, più o meno incontaminati da conquistare e poi abbandonare, in un loop senza fine”. …CONTINUA

Venezia dopo il coronavirus

di Roberto D’AGOSTINO – il Gazzettino 12/4/2020

La pandemia azzerando in pochi  giorni le presenze turistiche ha rivelato il vuoto assoluto che esiste sotto la coltre rutilante della città da vendere.

E’ rimasto lo scheletro, meraviglioso, di Venezia senza più abitanti e senza più attività.

Oltre a quelle minori e diffuse (bar, ristoranti, piccole attività commerciali, e così via), e a tutte le attività ricettive come quelle più strutturate esplose nei recenti compound alberghieri promossi da questa giunta, anche le principali strutture produttive come il porto e l’aeroporto sono stati coinvolti in una crisi profonda.

Occorre ricostruire l’economia e la stessa vita sociale della città attraverso un lavoro consapevole, vale a dire sapendo dove si vuole andare, e competente, cioè sapendo come si fa. (…continua)