Licenze obbligatorie per gli affitti turistici brevi, sosì si salva la città

di Roberto D’AGOSTINO –  La Nuova Venezia 4/12/2019

Come l’acqua alta anche il mare di parole tende a ritirarsi: restano le buone intenzioni, ma latitano le buone proposte.

Tutti dicono che vogliono salvare Venezia: i più avvertiti dicono che innanzi tutto bisogna restituire a Venezia il rango e la dimensione di città. Senza i residenti Venezia non può essere una città. Se si facesse una analisi impietosa della struttura degli abitanti del centro storico in termini di età della popolazione, di attività svolte, di capacità produttive e innovative il risultato sarebbe ben più disastroso della stessa esiguità del numero assoluto dei residenti.

Dunque il primo problema è recuperare residenti. Ma i residenti non possono essere recuperati in quanto in città si va drammaticamente esaurendo la possibilità materiale di reperire abitazioni in cui vivere. Il motivo è noto: la trasformazione impetuosa e inarrestabile delle abitazioni in residenze turistiche (airb&b, affittacamere, bed&breakfast fasulli) ha ormai sottratto quasi del tutto la possibilità per chi intendesse vivere a Venezia di trovare una abitazione ad un affitto accettabile.

Dunque la prima cosa da fare concretamente e su cui le intenzioni delle istituzioni (Comune, Regione e Governo) possono essere misurate da subito è fare quanto molte città europee con problemi simili a Venezia, anche se largamente inferiori, hanno già fatto o stanno facendo: limitare la possibilità di utilizzare il patrimonio abitativo a fini turistici.

Ciò significa fare una legge che subordini tale possibilità all’ottenimento di una licenza da parte del Comune. Sarà il Comune a stabilire quanta parte del suo patrimonio abitativo potrà essere utilizzato per affitti brevi e quanta parte deve rimanere a disposizione degli abitanti presenti e soprattutto futuri della città.

Impedendo l’affittanza turistica di una parte significativa del patrimonio residenziale cittadino, si libererebbero ad un uso residenziale permanente migliaia di edifici che, senza la concorrenza dei turisti, si stabilizzerebbero su canoni di affitto accessibili.

E’ chiaro che un provvedimento di questo genere non è sufficiente per attrarre a Venezia nuova popolazione, ma è sicuramente l’unica strada per creare le condizione affinché una nuova popolazione possa insediarsi: a partire dalla popolazione studentesca, già presente nell’area urbana e desiderosa, oggi senza speranza, di vivere nello straordinario campus della città storica, e magari di continuare a viverci anche dopo la fine degli studi, come è successo a molti attuali cittadini veneziani.

Il provvedimento è molto semplice, può essere  adottato in brevissimo tempo e non ha, se ben costruito, nessun impatto negativo sulla attuale economia di chi oggi vive a Venezia.

Per agevolare chi dovrà decidere e nello stesso tempo spiegare meglio di cosa si tratta, mostrando quanto semplice sarebbe procedere, scrivo qui io un canovaccio della Legge sulle affittanze Turistiche a Venezia.

Preso atto dell’importanza del turismo; preso atto degli effetti distorti su diversi settori indotti dalla monocoltura turistica; preso atto che questi effetti si fanno sentire prevalentemente nel settore abitativo; preso atto infine che Venezia è diventata un unico grande albergo diffuso con vasti settori di illegalità,

si stabilisce quanto segue:

  • tutte le abitazioni che vengono utilizzate per affitti turistici, ovvero per affitti di durata inferiore ai sei mesi, fatta eccezione per le attività di bad&breakfast, debbono essere dotate di una licenza ad esercitare l’attività turistica rilasciata dal Comune;
  • le licenze per svolgere attività di affittanza turistica possono essere rilasciate esclusivamente ai residenti nel Comune di Venezia;
  • il medesimo proprietario, anche se residente a Venezia, non potrà avere più di due licenze;
  • con delibera di Consiglio Comunale il Comune fisserà il numero di licenze massime che verranno rilasciate;
  • in caso di esercizio dell’attività di affittanza turistica priva della necessaria licenza verrà comminata una multa pari all’importo di due anni dell’affitto praticato.

I problemi di Venezia sono innumerevoli, lavoro, ambiente, mobilità, residenza e così via, ma, come si dice, troppi problemi nessun problema: cominciamo a risolverli uno per volta.

Approvare una legge per limitare gli affitti turistici e restituire la possibilità di vivere a Venezia a prezzi accettabili per chi lo voglia è una proposta per iniziare e risolverne uno: temo pertanto che rimarrà inascoltata.

 

 

Un antico scritto di Luigi Scano

Turismo Insostenibile

ripubblicato 22.maggio.2015 (www.eddyburg.it) “…..a Venezia si discetta ….circa le migliori soluzioni tecniche idonee a porre a carico dei fruitori turistici della città storica lagunare (direttamente, o attraverso l’incremento di talune esazioni gravanti sugli operatori del settore) mentre…….si è scartata a priori la scelta di riprendere, e di approfondire…… a costruire un complesso sistema di regolazione della fruizione turistica della città storica e della laguna  nel cui contesto un elemento irrinunciabile sia la regolazione programmata dell’entità dei flussi turistici, basata innanzitutto sulla possibilità/obbligo di prenotare la fruizione”   (….articolo)

SET: una rete di città contro l’attuale modello turistico

È stato reso pubblico ieri (martedì 24 aprile) il manifesto fondativo della rete SET – Sud Europa di fronte alla Turistizzazione. Una rete di città e di esperienze di base, per il momento con un forte radicamento nella penisola iberica, che si pone l’obiettivo di affrontare gli effetti dell’estensione dell’industria turistica sul territorio urbano: diritto all’abitare, proliferazione di locazioni turistiche, svendita del patrimonio pubblico, saturazione del trasporto pubblico, gentrificazione dei centri storici e iperproduzione di lavoro precario nella filiera del turismo sono alcuni dei temi al centro del dibattito e dell’azione della rete.

Di seguito pubblichiamo il manifesto fondativo.

 

MANIFESTO FONDATIVO DELLA RETE SET

In molte città del Sud Europa stanno nascendo movimenti di resistenza ai processi di turistificazione che le stanno investendo. Associazioni e collettivi di alcune di queste (Venezia, Valencia, Siviglia, Palma, Pamplona, Lisbona, Malta, Malaga, Madrid, Girona, Donostia/San Sebastian, Canarie, Camp de Terragona, Barcellona) si sono incontrati nel corso dell’ultimo anno in diverse occasioni, con l’obiettivo di condividere e scambiare esperienze e conoscenze.

Anche se ognuna di queste città presenta problemi specifici legati a questo fenomeno, alcuni sono senza dubbio comuni a tutte loro:

 

  • Il più importante ed esteso: l’aumento della precarizzazione del diritto all’alloggio, in buona parte provocato dall’acquisto massivo di immobili da parte di fondi di investimento e fondi immobiliari per destinarli in buona parte al mercato turistico. In questo modo le abitazioni sono private della loro funzione naturale, si generano gentrificazione e sfratti e si assiste allo svuotamento di alcuni quartieri in una evidente violazione dei diritti sociali della popolazione.
  • Aumento dei prezzi e trasformazione delle attività commerciali locali in attività turistiche slegate dai bisogni delle popolazioni locali (spesso in età avanzata).
  • Massificazione di strade e piazze che rende difficile la vita quotidiana dei residenti sia per quanto riguarda il rumore che l’accesso stesso allo spazio pubblico.
  • Saturazione delle reti di trasporto pubblico.
  • Alta dipendenza dell’economia locale dal settore turistico, con tendenza alla monocultura.
  • Precarizzazione delle condizioni lavorative della popolazione, dato che i principali settori turistici (alberghiero, ristorazione, commercio) presentano spesso le peggiori condizioni di lavoro (salari bassi, lavoro in nero, esternalizzazione…).
  • Alti tassi di inquinamento (aerei, navi da crociera, corriere…) e di residui dovuti soprattutto alla tendenza di consumare elevate quantità di prodotti usa e getta, caratteristica dell’industria turistica; uso massivo di risorse – acqua e territorio – e perdita del diritto a vivere in un ambiente sano.
  • Uso smisurato e ampliamento costante delle infrastrutture (strade, porti, aeroporti, depuratori, impianti di dissalazione ) che sfigurano il territorio, provocano espropriazioni e impongono costi elevati alla popolazione residente. Questi processi provocano una forte competizione per il territorio in cui si perde l’accesso alle attività e ai servizi di base: lavoro, scuole, ospedali, ecc.
  • Banalizzazione dell’ambiente urbano e naturale trasformato in parco tematico. Nel primo caso, assistiamo allo spoglio e alla vendita del patrimonio, nel secondo alla riduzione degli usi agricoli o di pesca. L’obiettivo comune è lo sfruttamento illimitato dell’ambiente dal punto di vista turistico.Di fronte a questi e altri conflitti, la popolazione locale ha iniziato a organizzarsi per difendere i suoi diritti sociali, primo fra tutti, il diritto a un alloggio dignitoso e accessibile e il diritto alla città. Il lavoro collettivo che nelle nostre città stiamo realizzando spesso comincia dalla messa in evidenza di questi conflitti e dall’acquisizione di una maggiore consapevolezza, passando per la critica al modello turistico e la denuncia delle sue conseguenze, e continuando con la proposta di vie alternative.

Esempi di queste ultime, sono la richiesta di imposizione di limiti all’industria turistica, la deturistificazione dell’economia della città, o la decrescita turistica accompagnata da politiche di stimolo di altre economie più eque dal punto di vista sociale e ambientale.

Il grado d’incidenza di questi problemi nelle diverse città non è affatto omogeneo, anzi molto variabile, giacchè spesso dipende direttamente dal grado di turistificazione che le colpisce. Così ci sono stadi più avanzati e gravi, ad esempio Venezia, Palma o Barcellona, dove è evidente la necessità di un cambio di modello e altre, come Valencia, Madrid o Lisbona che, nonostante si trovino immerse in rapidi processi di turistificazione, possono ancora aspirare a politiche di prevenzione o freno.

Su questi e altri argomenti, in queste e in altre città abbiamo trovato molti punti in comune, e logicamente abbiamo iniziato a pensare all’opportunità e necessità di creare una rete internazionale di città colpite dall’industria turistica.

L’obiettivo, oltre al supporto e al confronto reciproci, è di estendere questa lotta ad altre città e territori, creando una voce plurale e potente di critica al modello turistico attuale che si alzi dal Sud Europa. Questo manifesto è il primo passo per la internazionalizzazione della lotta alla turistifcazione delle città e dei territori, attraverso il quale continuiamo il dibattito, la riflessione e la mobilitazione comune.

Turismo Insostenibile

di Luigi SCANO

articolo dell’8, dicembre, 2006 ripubblicato nel 2015 su EddyBurg

“…..a Venezia si discetta ….circa le migliori soluzioni tecniche idonee a porre a carico dei fruitori turistici della città storica lagunare (direttamente, o attraverso l’incremento di talune esazioni gravanti sugli operatori del settore) mentre…….si è scartata a priori la scelta di riprendere, e di approfondire…… a costruire un complesso sistema di regolazione della fruizione turistica della città storica e della laguna  nel cui contesto un elemento irrinunciabile sia la regolazione programmata dell’entità dei flussi turistici, basata innanzitutto sulla possibilità/obbligo di prenotare la fruizione”   (….articolo)

Turismo sostenibile a Venezia – Rapporto COSES

Logo_COSESRapporto 141.0
TURISMO SOSTENIBILE A VENEZIA
Studio per il Coordinamento delle Strategie Turistiche

Marzo 2009

Il Coses, sulla base delle variabili (items) prese in considerazione ha costruito un “Modello logico di sostenibilità urbana per il turismo a Venezia”, condensato nella formula matematica “Ynjkw = Sjkw -Σ Yijk”, e illustrato dettagliatamente in un rapporto di 140 pagine. Si tratta di un modello aperto, predisposto in collaborazione con diverse Direzioni dell’Amministrazione comunale, assieme alle Aziende partecipate e che tiene conto di tutta una serie di variabili fortemente connesse tra loro, come le diverse tipologie di popolazione presenti in città (residenti, proprietari di seconda casa, lavoratori, studenti, turisti) le differenti porte di accesso al centro storico e l’analisi sul benessere umano. Il modello utilizza – quale variabile indipendente – il valore vincolo derivato dalla mobilità interna alla città antica, stabilito in circa 150 mila persone al giorno.

Per quanto concerne il potenziale abitativo massimo, dallo studio si evince – sulla base del patrimonio immobiliare attualmente esistente – che il centro storico non può superare le 75 mila unità e che pertanto, se si considera primario l’obiettivo di ripopolare la città antica, siamo vicini al suo raggiungimento. Nei primi anni ’90 il Coses aveva previsto, per questo periodo, un calo della popolazione residente maggiore di quello effettivamente registrato (53 mila contro gli attuali 60 mila) a causa dell’evidente crisi della capacità autorigenerativa della popolazione veneziana che oggi è ai primi posti nella classifica delle città più “anziane” in Italia.

Scarica il rapporto completo: RAP.COSES.141.0 (4 Mb)