Se queste sono le linee di sviluppo strategico, che possono essere facilmente supportate da un fitto programma di azioni, bisogna creare le condizioni perché possano essere perseguite.
Tali condizioni riguardano la qualità della vita in città misurata innanzitutto sulle possibilità di abitare, muoversi, curarsi, lavorare
c. 1 – La casa
L’alternativa dei giovani veneziani, se hanno la fortuna di avere ereditato una casa o se vivono ancora in famiglia, è aprire una gelateria; se non hanno quella fortuna debbono andarsene dalla città. Per non parlare di tutte quelle intelligenze giovani e meno giovani che sarebbero interessate a venire a vivere a Venezia per periodi più o meno lunghi e che sono respinte dalla pessima organizzazione della città e dall’impossibilità di trovare un alloggio decente a un prezzo decente. La stessa popolazione studentesca che un tempo riempiva le case della città oggi è respinta altrove e questo si nota dal raggio sempre più breve dal quale arrivano gli studenti delle nostre università (con relativo impoverimento qualitativo delle stesse).
Il primo problema strutturale dunque perché tutto ciò cambi e sia possibile ricreare una popolazione numericamente, generazionalmente a qualitativamente capace di perseguire gli obiettivi che abbiamo indicato, è quello delle abitazioni.
E’ un problema risolvibile esclusivamente attraverso due politiche.
La prima riguarda l’eliminazione della concorrenza che gli affitti turistici fanno agli affitti stanziali.
La soluzione c’è ed è praticata ormai da molte città a livello internazionale che hanno gli stessi problemi di Venezia: l’esempio più celebre è quello di Barcellona e basterebbe copiarlo adattandolo alla nostra situazione.
Le abitazioni in cui si esercita una attività turistica (affittacamere, Airbnb, B&B o altro) debbono essere munite di una licenza comunale e il Comune decide quale è il numero massimo di abitazioni/stanze che possono essere utilizzate a questo scopo.
Alti lai degli affittacamere veneziani e dunque terrore politico degli amministratori (pavidi). Basterebbe escludere tutti i veri bed and breakfast (dove sono i residenti che affittano camere dell’appartamento in cui vivono) e concedere la licenza solo a chi risiede nel comune di Venezia (con la limitazione del numero di appartamenti concessionabili per ogni singolo proprietario). Ecco che i pericoli elettorali vengono scongiurati.
In questo modo: a) si libererebbe un grande numero di alloggi che rientrerebbero in un mercato dell’affitto normale; b) si abbasserebbero di conseguenza i valori degli affitti; c) si riaprirebbe un mercato per veneziani presenti e futuri.
La seconda riguarda l’attivazione di una vera politica di social housing: case di proprietà pubblica date ad affitto calmierato a chi le richiede. Ci sono gli spazi, ci sono le risorse (se si sa come attivarle), c’è addirittura un programma sparso in qualche cassetto comunale che spiega tutto questo. Nel giro di pochi anni il comune di Venezia potrebbe avere 5/6 mila appartamenti di questa natura di cui 2/3 mila nella città lagunare.
Le due politiche insieme potrebbero ribaltare in modo spettacolare la tendenza all’abbandono della città.
Obiettivi:
- cinquemila alloggi in social housing
- iniziativa legislativa per vincolare a licenze comunali gli affitti turistici
- …………
c.2 – Le infrastrutture e i servizi
La città andrà poco lontano se le uniche infrastrutture che riesce a proporre al mercato sono alcuni edifici o aree dove fare alberghi, ma non riesce a rilanciare il Parco Scientifico, a utilizzare i 110 ettari a Porto Marghera che l’Enichem aveva ceduto al comune, a organizzare spazi di incubazione produttiva dove avviare nuove attività o difendere le attività esistenti, ad offrire alla straordinaria opportunità dell’One Belt one Road, che dovrebbe avere Venezia come terminale, una sponda per diventare il centro direzionale delle iniziative indotte dal progetto della “via della seta”.
Ciascuno di questi punti potrebbe diventare un progetto del programma di una nuova coalizione democratica e progressista che si propone di governare la città.
Obiettivi:
- 110 ha come incubatore di imprese votate alla sostenibilità
- ristrutturazione fisica e di governance di VEGA
- offerta (spazi e procedure) di Venezia come terminale direzionale europeo del BRI
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c. 3 – la mobilità e i trasporti
E’ inutile sottolineare la complessità del sistema dei trasporti a Venezia, ed è anche inutile sottolineare come, in una città divisa tra terra e acqua e sparsa su un territorio estremamente vasto l’efficienza di tale sistema è condizione indispensabile per vivere, lavorare e relazionarsi in modo adeguato.
Alla complessità dovuta alle condizioni strutturali della città si aggiunge il fatto di dovere sopportare la presenza e le necessità di una enorme massa di turisti che, oltre a tutto, si concentrano in alcune ore e alcuni luoghi della città.
Per questo motivo l’efficientamento della mobilità veneziana può avvenire muovendosi su due linee: la prima è la separazione, per quanto possibile, del traffico turistico da quello locale, la seconda è migliorare l’organizzazione e gli assetti della mobilità locale.
Le azioni per implementare queste due linee di intervento si intrecciano.
Obiettivi:
– la realizzazione dei terminal automobilistici di Fusina e di Tessera per bloccare gli arrivi da sud-est e nord-ovest, impedendo attraversamenti impropri delle aree urbane di terraferma e diversificando gli arrivi a Venezia;
– la realizzazione di linee turistiche dedicate (dai terminal, dagli hub turistici di nuova formazione, quali il compound alberghiero di Mestre, a spese dei gestori);
– la realizzazione di una vasta pedonalizzazione nelle aree centrali di Mestre e mettere delle navette elettriche gratuite in continuo movimento dai parcheggi o dalle fermate dei mezzi pubblici;
– il blocco di ogni nuovo parcheggio o garage ai Pili e a Piazzale Roma, per scaricare il Ponte della Libertà da dedicare alle linee pubbliche e agli spostamenti urbani Mestre-Venezia;
– la realizzazione del garage per residenti alla Stazione Marittima, come previsto da almeno vent’anni.
– ………………
c. 4 – la salute bene comune
La mobilitazione e la protesta dei cittadini veneziani, delle associazioni e delle organizzazioni sindacali del 31 marzo 2019 (promossa dal Movimento per la difesa della Sanità Pubblica Veneziana) ha conseguito un risultato importante, con il riconoscimento da parte della Regione, dell’Ospedale Civile di Venezia quale struttura di primo livello. [i]
E’ un primo passo che consente, nel prosieguo dell’azione delle forze sociali e politiche , di fermare il ridimensionamento dell’O.C. di Venezia già iniziato nelle precedenti Schede Ospedaliere e affrontare le molte criticità della sanità veneziana (carenza di personale, liste d’attesa, riordino dei servizi ospedalieri e territoriali) che vanno risolte per non compromettere il diritto alla tutela della salute dei cittadini veneziani.
L’emergenza Sanitaria Veneziana ha avuto peraltro anche il pregio, non secondario, di mettere in evidenza lo scollamento tra le istituzioni e che per il futuro la condizione per assicurare servizi e prestazioni di salute necessarie per i cittadini sta nella collaborazione tra la Regione l’Azienda – ASL e i Comuni come motivata dalla lettera aperta ai Sindaci di ANCI – Istituto Superiore della Sanità –Coni- Rete Italiana Città su come promuovere “la salute nelle città come bene comune”
La pesante crisi economica, la recessione, una globalizzazione non governata hanno prodotto tensioni non solo nei territori, nel mondo del lavoro tra le forze produttive, ma anche e soprattutto nelle politiche del welfare
In Italia le misure di austerity, assunte dopo la crisi del 2007-2008, hanno comportato:
- il peggioramento dell’erogazione dei servizi socio sanitari;
- il contenimento del costo del lavoro, del blocco assunzioni, il mancato rinnovo dei contratti;
- l’aumento delle diseguaglianze con difficoltà di accesso ai servizi sanitari per molte persone che rinunciano alle cure ( 18 milioni di cittadini sono a rischio povertà).
Il futuro si presenta, quindi, difficile complesso ed obbliga le istituzioni le forze politiche e sociali ad una seria riflessione perché oggi per il diritto alla salute non basta l’ospedale mancano ancora tante cose, quali le politiche sociali, le politiche ambientali, il consumo di suolo
Il Piano Socio Sanitario della Regione Veneto approvato con LR 48/2018 prevede nelle schede ospedaliere una riduzione di 147 posti letto per l’ex ULSS 12 confluita nell’ ULLS 3 SERENISSIMA [ii] e contemporaneamente un aumento generalizzato dei posti letto per acuti nelle Sanità Privata.
La deriva di privatizzazione, a cui stiamo assistendo da tempo, ha avuto inizio per la ULSS di Venezia con il Piano di Finanza di Progetto per la costruzione dell’Ospedale dell’Angelo che prevede che i proventi delle attività diagnostiche (laboratori, radiologia, ecc.) e le attività di ristorazione, bar, lavanderia, ecc. siano gestite dai privati e continua, più recentemente, con il proliferare dei Centri privati Diagnostici e Clinici, con la scusa della riduzione delle liste d’attesa. Di fatto stornando risorse dalla Sanità Pubblica in termini di personale e apparecchiature.
Infine va rilevata in Veneto la carenza di personale medico e infermieristico (oltre 700 unità perse nel triennio 2014-2017) risolta richiamando in servizio personale medico in pensione o camici bianchi stranieri, circa 400, dell’AMSI (associazione medici di origine straniera in Italia). Una criticità che i concorsi non riusciranno a colmare, a breve, e che rischia di peggiorare con le nuove misure pensionistiche per i prossimi tre anni di “Quota 100”
A livello di addetti (amministrativi, infermieri, personale vigilanza ispezione e tecnici) l’UlSS3 Serenissima ha 271 lavoratori in meno.
Anche la recente soluzione avanzata dalla Giunta Regionale Veneto con l’assunzione di 500 medici non specializzati, con corsi regionali di pochi mesi, si è dimostrata demagogica è non realizzabile essendo la formazione specialistica di competenza dell’Università. La protesta e l’azione degli Ordini dei medici e dei Sindacati ha prodotto, attraverso incontri e trattative, che l’unica eccezione possibile, come previsto dal Decreto Calabria, è l’assunzione di medici all’ultimo anno di specializzazione con una certificazione delle Scuole di Specializzazione sul grado di autonomia professionale. Per una soluzione a regime condizione necessaria sarà l’assegnazione di fondi adeguati per aumentare i posti nelle scuole di specializzazione con una programmazione degli accessi in funzione delle esigenze di salute della popolazione.
La tutela della salute sul piano locale, per la complessità dei problemi da affrontare, non può esaurirsi in azioni di rappresentanza dei bisogni o di rivendicazioni localistiche. Oggi c’è bisogno di convergenze, di più politiche, non solo sul piano socio-sanitario ma ambientali, territoriali, culturali per una programmazione progettazione di lungo respiro e strategica frutto di un consenso ampio delle comunità, dei territori.
Obiettivo
- L’aggiornamento della governance del sistema sanitario nazionale tra Stato Regioni e ANCI (Associazione degli Enti Locali – attualmente non previsto) nella revisione del decreto legislativo n. 502/1992 (regionalizzazione e aziendalizzazione del Ssn);
- Istituire una Conferenza Regione Enti Locali per consultazioni, conferenze, sul piano socio sanitario e sulle politiche e indirizzi sanitari che incidono sui territori;
- Riavviare le relazioni tra le parti sociali e le istituzioni per concorrere alla definizione di un “PATTO SULLA SALUTE PER LA CITTA’ COME BENE COMUNE”
- Approvare ordine del giorno dei consigli comunali dell’ULSS Serenissima per un adeguato finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale e Regionale e la conferma delle risorse definite nell’ultima manovra (2 mld in più per il 2020 e 1,5 mld per il 2021);
- Abolizione del superticket sanitario
- L’eliminazione delle liste d’attesa;
- Le risorse derivanti dalla soppressione dei posti letto siano utilizzate nelle strutture e servizi territoriali;
- L’immediata risoluzione delle carenze di personale medico e infermieristico
- La riforma delle IPAB, già prevista dal decreto legislativo 4 maggio 2001, n. 207, non ancora attuata;
- Un adeguato finanziamento della legge regionale 6 settembre 1991 n. 28 per le persone non autosufficienti attraverso una puntuale definizione delle diverse tipologie d’intervento: cure domiciliari, cure residenziali, cure in regime semiresidenziale.
- La dotazione a livello di Ente Locale di competenze conoscenze e tecnologie per progettare piattaforme in grado di monitorare prevedere, rinnovare i servizi socio-sanitari e salvaguardare il diritto alla salute.
Allegato C – Materiali di approfondimento (finanziamento tendenze e fattori esterni di condizionamento del welfare) 
NOTE
[i]_ DDL GIUNTA REGIONALE VENETA modifica del Piano Sociosanitario 2019-2023 comma 3bis dell’articolo 7, che recita: “L’ospedale del Centro Storico di Venezia è classificato come presidio di Primo Livello, tenuto conto che il bacino d’utenza di afferenza dell’ospedale è comprensivo, oltre che della popolazione del territorio insulare, anche della forte presenza turistica e della mobilità urbana giornaliera, e considerate le peculiari e disagiate condizioni geomorfologiche e insulari, in conformità all’articolo 15, comma 3, dello Statuto del Veneto”.
[ii]_ Piano Socio Sanitario – Schede Ospedaliere ULSS 3 Serenissima
