Venezia 2020 – Le strategie per Venezia

Le risposte che si stanno dando a questi fattori sono profondamente sbagliate: diminuzione del welfare, rinuncia a programmi organici di opere pubbliche; affidamento sempre di più ai riders privati sperando che la realizzazione dei loro privati interessi generi qualche ricaduta pubblica; liquidazione dei beni comuni.

Al contrario Venezia può dare risposta a questi elementi di crisi se sarà capace di inserirsi nella congiuntura internazionale, che vede come fattori trainanti dell’economia alcuni settori nei quali la nostra città può eccellere, se si delinea una nuova idea di città, che aggiorni (o modifichi, o ribalti) l’idea di città elaborata oltre venti anni fa e fissata dagli strumenti urbanistici e dalle strategie sociali messe in campo nei primi anni novanta.

A livello generale la prospettiva di una economia sempre di più basata su fattori immateriali dovrebbe costituire una condizione di favore per una città come Venezia che da sempre vive senza territorio, ma come snodo di una rete.

Entrando nel merito, nel corso della crisi internazionale alcuni settori dell’economia sono emersi come trainanti per il futuro e hanno risentito minimamente o non hanno risentito affatto della congiuntura negativa: tra gli altri i settori economici legati alla cultura e al patrimonio, tutti quelli legati all’ambiente e quelli legati al turismo.

Sono settori nei quali Venezia già eccelle o ha tutte le caratteristiche per eccellere: l’ambiente, il patrimonio, la cultura, che presuppongono un sistema di relazioni intrecciato e peculiare all’interno della comunità cittadina e tra di essa e coloro che nella città convergono temporaneamente – sono esattamente le ricchezze su cui dovrebbero fondarsi nuovi modelli di sviluppo su scala universale.

E’ chiaro che una città che punti le sue chances e si attrezzi per immergersi in una visione che faccia del binomio sostenibilità/cultura, declinato in tutte le sue articolazioni possibili, la sua strategia per il futuro può cambiare il modo di vivere dei propri abitanti. E se questa città è Venezia, può contribuire a lanciare un segnale importante che va molto al di là dei propri confini.

b.1 – il Green New Deal

Tutto ciò che va sotto la dizione “difesa dell’ambiente” è oggi da un lato l’obiettivo culturale e politico sul tappeto più avanzato e più coinvolgente, dall’altro è oggetto di quella che si rivela come l’economia più promettente per il futuro.

Venezia è fondata sul difficilissimo equilibrio tra conservazione e trasformazione dell’ambiente e ha accumulato nella storia anche recente competenze uniche su queste tematiche; nello stesso tempo è tra le aree del mondo più a rischio per l’innalzamento dei mari dovuti ai cambiamenti climatici.

Ma Venezia non è un atollo del Pacifico: Venezia è Venezia.

Da Venezia si può parlare al mondo, Venezia può mettersi alla testa del movimento che pone la difesa dell’ambiente come obiettivo primario della nostra epoca, essere promotrice e leader delle politiche del Green New Deal. E può farlo sia attraverso azioni politiche, sia e soprattutto attraverso azioni concrete.

Venezia potrebbe diventare la prima città carbon free e integralmente sostenibile del mondo e in questa sua azione, che richiede intelligenza, convinzione e progetti, potrebbe diventare il luogo (uno dei luoghi) dove si elaborano e progettano le soluzioni per la conservazione del nostro pianeta.

Su questo tema la città può mirare al massimo e promuovere attività di altissimo valore aggiunto capaci di rappresentare un orizzonte lavorativo e culturale per i nostri giovani e per migliaia di giovani intelligenze attratte da quanto propone la città.

E’ semplice immaginare la quantità di progetti che l’obiettivo di rendere Venezia leader nella difesa dell’ambiente e città integralmente sostenibile potrebbero essere attivati, e, con essi, la quantità di risorse e di soggetti coinvolti sia sugli aspetti produttivi, che su quelli culturali, che relativi alle trasformazioni urbane. In questa direzione va segnalato “Il Distretto Veneziano della Ricerca e dell’Innovazione (DVRI)”, Associazione che 16 enti veneziani decisero di costituire per rendere la loro presenza comune sul territorio pubblica, stabile e universale.

Occorre un governo cittadino capace di impostare un programma decennale di azioni al termine del quale la città sia resa integralmente sostenibile.

L’idea di una città integralmente sostenibile dovrebbe permeare di sé tutta l’attività dell’Amministrazione e diventare l’idea guida di tutti coloro che hanno un ruolo attivo in città.

Ma questa non può essere un’idea generale che viene riempita qua e là da qualche encomiabile iniziativa, ma ha senso solo se diventa oggetto di una progettualità complessa che investe tutti i settori della città, e questa progettualità deve essere evidente e diventare patrimonio dei cittadini perché li deve riguardare a fondo.

Non è questione di risorse economiche perché le risorse economiche scaturiscono proprio da questa progettualità. E’ questione di chiarezza di idee: un progetto è un complesso di attività correlate tra loro che, attraverso l’immaginazione e la tecnica, tiene insieme elementi e competenze molteplici per arrivare ad un risultato nuovo.

Obiettivi:

–           110 ha incubatore della produzione/ricerca sulla sostenibilità

–           100 ha di fotovoltaico sulle coperture di Marghera

–           sostituzione progressiva con mobilità elettrica (o idrogeno) di tutti i mezzi pubblici di terra e di acqua

–           rendere le isole della laguna (centro storico, Murano, Lido e le isole minori) a mobilità, pubblica e privata, esclusivamente elettrica

–           regolamento edilizio premiante per tutte le riconversioni edilizie sostenibili

–           promuovere Venezia come Capitale europea dell’Ambiente;

–           ………..

 b.2 – La produzione culturale

Il patrimonio storico su cui la città siede non ha paragoni al mondo e costituisce un’attrazione di valore assoluto. Pur con lodevoli eccezioni, che peraltro non vengono adeguatamente valorizzate, la città mostra passivamente questo suo patrimonio (da cui il degrado di un turismo fuori controllo), ma non ne usa le potenzialità dal punto di vista della sua conservazione, della sua comunicazione, della produzione di nuovo patrimonio.

Fuori di metafora e per fare esempi.

Abbiamo accumulato un enorme sapere teorico e pratico nella conservazione dei beni storici, ma da un lato stiamo perdendo le nostre competenze artigianali invece di valorizzarle ed esportarle, dall’altro non abbiamo costituito, a partire dalle nostre Università, adeguate strutture di ricerca e di ricerca applicata (per esempio centri per il restauro) al livello del patrimonio che possediamo. Abbiamo la più alta e prestigiosa densità di luoghi per l’esposizione del moderno e del contemporaneo (Biennale, Guggenheim, Pinault, Ca’ Pesaro, e altro), ma non promuoviamo luoghi per la produzione (e per la commercializzazione): la stentata vita della Bevilacqua è solo un simbolo di questa incapacità di promuovere produzione. Gli esempi potrebbero continuare.

In questi campi Venezia ha delle potenzialità enormi e su questi si gioca il proprio futuro.

Tutto il sistema universitario veneziano va ripensato in quest’ottica.

In realtà la quantità di cultura che quotidianamente si respira in città e che deriva dal suo patrimonio storico artistico, dalla presenza di importanti istituzioni culturali, private e pubbliche, dall’uso continuo che viene fatto della città come luogo di esibizione e di eventi è talmente alta che impedisce di vedere come sempre meno esista una politica culturale a Venezia.

In estrema sintesi si può affermare che esistono attività culturali di eccellenza che vengono delegate, non diversamente da quanto accade ormai in quasi tutti i campi in una città in cui sempre più debole è il controllo democratico dei propri destini, a luoghi separati e autoreferenziali, veri e propri centri di potere privi di controllo e di possibilità di revoca, in cui prevalgono interessi che si incrociano solo casualmente con quelli della città.

Fare della cultura “la cifra che caratterizza la società e l’economia veneziana” presuppone che non ci si limiti a gestire l’esistente, per quanto dotato di eccellenze, ma che si cambi in modo radicale l’atteggiamento verso gli assetti culturali di tutta la città volgendoli all’elevazione complessiva delle performance di ogni settore scientifico e culturale e direi quasi di ogni cittadino veneziano a partire dai più giovani. Sapendo che cultura è patrimonio artistico, ma anche paesaggio, che è conservazione, ma anche produzione, che è ricchezza spirituale, ma anche ricchezza materiale per tutti e per ciascuno.

Obiettivi:

  1. fare diventare nei prossimi cinque anni forte Marghera il più grande campus di produzione, esposizione, commercializzazione del contemporaneo in accordo con le istituzioni veneziane (Università, Conservatorio, ecc.) e i soggetti internazionali (Guggenheim, Prada, ecc.) che operano in città;
  2. operare un rilancio delle capacità produttive veneziane (artigianato legato alla cultura e alla manutenzione della città) attraverso sostegni finanziari, individuazione di spazi, norme che proteggano le attività esistenti;
  3. istituire una sorta di Gran Consiglio della Cultura alla quale debbono partecipare i rappresentanti delle principali istituzioni e associazioni culturali cittadine con i compito di confrontare, coordinare, promuovere iniziative e progetti volti ad elevare le capacità di fare e produrre cultura a Venezia;
  4. ……………..

b.3  – turismo come risorsa

A partire dall’ottica di quanto detto in precedenza si può affrontare anche la questione del turismo sulla quale la città è da sempre ridicolmente impotente.

La chiave è quella di favorire il turismo che ha motivazioni e atteggiamenti culturali e filtrare (nell’unico modo possibile e cioè attraverso significative imposizioni economiche) il turismo a caccia del feticcio Venezia, come è ad esempio quello delle grandi crociere, nell’ottica di sostituirlo progressivamente con un turismo sostenibile e consapevole.

Infatti, non abbiamo certo la necessità di incentivare il turismo, ma di dimostrarne con i fatti la compatibilità e il ruolo di risorsa non solo economica. Venezia usa il turismo come i paesi del terzo mondo usano (sono costretti a usare) le proprie materie prime: vendendo la città e vendendo paccottiglia.

La materia prima per diventare vero valore aggiunto deve diventare oggetto di studio e di trasformazione con l’obiettivo di migliorarne continuamente le prestazioni e trarne tutti i fattori qualitativamente migliori.

Limitarsi a dire che il turismo va regolamentato significa rinunciare in partenza a trarre da questa straordinaria risorsa il massimo dei vantaggi, oltre che economici, sociali e culturali per la città.

Il turismo è contemporaneamente la miniera che supporta le politiche precedentemente descritte e una opportunità per mettere in campo progetti rivolti ai turisti (culturali, editoriali, comunicativi, organizzativi e altro) capaci di innalzare e arricchire le prestazioni lavorative legate a questo settore e di allargarne la base produttiva.

 Obiettivi:

  • carta dei servizi alla quale obbligare tutte le agenzie che organizzano viaggi o eventi a Venezia. Le risorse ricavate vanno a sostenere le attività produttive legate alla cultura e alle tradizioni veneziane;
  • regolare e diminuire i flussi a partire dal numero chiuso di alcuni monumenti o spazi veneziani;
  • realizzazioni di hub agli ingressi della città dove convogliare i turisti per fornire informazioni, video, pubblicazioni volti ad una visita consapevole della città;
  • ………..

 b.4  – la cittadinanza digitale

La digital economy  comunemente definita “quarta rivoluzione industriale” ha assunto una notevole rilevanza non solo sul piano economico ma anche socio culturale.

I beni, i servizi immateriali, i brevetti, la proprietà intellettuale, le piattaforme digitali, i Big Data, i Cloud Computing, l’intelligenza artificiale, l’internet degli oggetti (IoT) i Blockchain, il 4G (prossimamente il 5g) hanno prodotto negli ultimi anni una forte dematerializzazione dell’economia producendo valore attraverso la gestione e l’utilizzo del “dato”.   [i]

Le tecnologie e l’informazione sono, oggi, i fattori immateriali dell’economia moderna, dell’economia della conoscenza, l’unica risorsa in grado gestire la complessità  [ii].

Le big tech, americane e cinesi ( Google, Facebook, Amazon, Apple Microsoft, Samsung, Alibaba, Baidu e Tencent, Whatsapp, Uber), sulla conoscenza, sulle reti e sulla la costituzione di sistemi digitali integrati, hanno costruito il nuovo business economico e finanziario che ha raggiunto, di recente, una capitalizzazione di oltre 5.000  miliardi di dollari, pari a 2,5 – 3 volte il PIL italiano  [iii].

Altri settori in crescita il Cloud Computing, l’e-Commerce  e  ALEXA [iv]

La concentrazione di potere economico finanziario e tecnologico, l’offerta di servizi digitali a miliardi di utenti e imprese ha reso questi nuovi “TITANI” dei   veri “Stati a livello mondiale ” che offrono l’infrastruttura necessaria al mercato   dei consumi e dei prodotti  [v] ma hanno   anche aumentato   le disuguaglianze e il rischio povertà   sia tra  Paesi che all’interno dei Paesi stessi.

Conseguenze ed effetti negativi si sono prodotti sul mercato del lavoro, sull’ambiente, sui territori, sulla   violazione della privacy,  sulla violazione del   diritto d’autore, evadendo o eludendo le tasse. [vi]

Nelle città le nuove tecnologie digitali hanno un impatto rilevante. Lo dimostra la ricerca “Airification” prodotta dal Laboratorio LADEST dell’Università di Siena, sulla trasformazione delle abitazioni dei proprietari di case  in case vacanze per affitti brevi nei Centri  Storici e nelle Città d’Arte divenuti ormai enormi AirBnB ( piattaforma digitale – intermediario – che riunisce soggetti diversi – domanda/offerta) di affitti turistici e temporanei. Spopolamento, alto costo della vita, trasformazioni urbane sono le conseguenze.

Google  per la ricerca online, Uber per la domanda / offerta di taxi, Facebook per le relazioni interpersonali, Spotify per la ricerca / scoperta di contenuti musicali, Netflix per lo streaming on demand,  ITunes e Amazon per le vendite sono le piattaforme che forniscono una grandissima quantità di dati e informazioni sugli utenti ( abitudini consumi desideri ) utilizzati da società di media e servizi digitali per la pubblicità e il bussines delle aziende.

Il tutto o quasi tutto datificato concorre alla  trasformazione della città  in città digitale che è priva al tempo stesso della conoscenza strategica della trasformazione tecnologica in atto.

Le importanti novità introdotte  sulla privacy dal GDPR, in Europa,  non sono ancora sufficienti per far fronte alla  valenza politica e sociale che la Rete ha assunto nella quotidianità. Le istituzioni dovranno rimodulare  norme antitrust  e regole sulle piattaforme tecnologiche per evitare l’uso spregiudicato delle informazioni

Al summit Sharing Cities  tenutosi a Barcellona nel 2018, 50 città di grandi dimensioni,   per affrontare i rischi  e le opportunità dell’economia della piattaforme, hanno avviato una collaborazione con l’approvazione della Dichiarazione comune di condivisione dei principi e degli impegni per costruire risorse e reti di dati sulla città in una strategia collaborativa e di condivisione delle sviluppo sostenibile

Il digitale italiano presenta, nell’agenda digitale europea sviluppatasi negli ultimi anni  [vii], criticità dovuti a carenze di competenze e professionalità sia nelle imprese che nella Pubblica Amministrazione. L’indice digitale dell’economia e della società (DESI) posiziona l’Italia al 24° posto tra tutti i 28 paesi dell’UE  [viii]

Per l’Italia la Commissione Europea, con Decisione C (2015) n. 4998, ha adottato il Programma Operativo Nazionale (PON) “Città Metropolitane 2014 – 2020” (circa 900 milioni di € tra fondi europei e cofinanziamento nazionale) con l’assegnazione all’Agenda digitale italiana di 152 milioni di €, di cui 8 milioni di € alla Città Metropolitana di Venezia  [ix].

I progetti dell’Agenda digitale metropolitana veneziana 2014-2020 sono 5: piattaforma metropolitana dei sistemi informativi territoriali; piattaforma metropolitana per la sicurezza; piattaforma dei servizi; piattaforma per le prestazioni sociali; piattaforma mobile per i servizi di tempo libero – Venezia Unica

I primi risultati conseguiti riguardano il nuovo sito del Comune di Venezia e “DIME” la piattaforma CRM multicanale per l’erogazione digitale e telefonica dei servizi pubblici [x]

Le scarse risorse dell’agenda digitale e l’informatizzazione di alcuni  servizi della città metropolitana non sono in grado di affrontare e di risolvere in prospettiva le complesse problematiche della rivoluzione digitale e dell’informazione oggi monopolio delle multinazionali digitali.

La strategia del binomio sostenibilità/cultura  avanzata nella documento va sostenuta da un altro fattore quale è quello della conoscenza e dell’informazione , nuova materia prima dello sviluppo sociale- economico. Alcune buone pratiche sono in atto in alcune città tra cui Parigi, Barcellona, Madrid, Amsterdam, Reykjavik, Helsinki [xi]

L’UE ha finanziato, nel programma Horizon 2020, il progetto Sharing Cities (24 milioni di €) che impegna oltre 100 comuni. Milano è la città faro che nel quartiere di Porta Romana/Chiaravalle ha avviato una serie di interventi di grande interesse, rendendolo un laboratorio di trasformazione ed innovazione per l’intera città e coinvolgendo 17 Partners locali provenienti dalle istituzioni, dall’università e ricerca, dalle imprese private e dall’associazionismo.

“SHARINGMI” è la prima APP di Milano nel quartiere modello che premia i comportamenti sostenibili e serve a migliorare la città.

A Barcellona la piattaforma partecipativa online “Decidim”, sviluppata con software libero,  è servita ad elaborare un piano di riduzione del 21% i livelli di inquinamento dell’aria, di quello acustico e del traffico.

Il futuro del digitale in Europa è in corso di ridefinizione in nuovo piano che prevede la creazione di un Cloud federato tra gli Stati membri dove le tecnologie sono Open Source e disponibili a tutti gli Stati membri per collaborazioni sviluppi e miglioramenti delle stesse tecnologie da rendere  disponibili anche al settore  privato nella costruzione di un mercato digitale europeo

Il “Manifesto a favore della sovranità tecnologica e dei diritti digitali per le città” di F. Bria e M. Bain offre una strategia  affinché il potenziale delle tecnologie digitali  e della rete concorra allo sviluppo della democrazia affermando  “i diritti digitali dei cittadini debbono essere posti al centro delle politiche digitali delle città e tutelati attraverso l’attuazione della sovranità tecnologica e delle politiche di democrazia digitale partecipata.”

Venezia, come tutte le aree urbane,  ma  soprattutto per la sua specificità e complessità deve essere ripensata e rigenerata in una città “incubatrice di idee” perché sono le idee ilKnow-how per affrontare le criticità, i  cambiamenti in atto e tutelare  i diritti digitali dei cittadini

Obiettivi

    • l’adozione di un piano strategico quinquennale per promuovere e realizzare a Venezia un hub tecnologico per la tutela dell’interesse pubblico a  scala metropolitana e nazionale;
    • una piano finanziario sostenuto da fondi europei, nazionali, regionali e locali, istituzioni, aziende pubbliche, fondazioni, centri di ricerca, istituzioni finanziarie e banche e con la partecipazione e il contributo finanziario della Cassa Depositi e Prestiti;
    • l’ampliamento e lo sviluppo di piattaforme digitali comuni, per rafforzare la governance e per migliorare il processo decisionale sui temi quali la pianificazione urbana, il turismo, i servizi pubblici, la  tutela ambientale e lo sviluppo di nuove forme di democrazia partecipata
    • La realizzazione di programmi di formazione, di strumenti e linee guida (una carta dei principi) per garantire l’utilizzo e l’accesso libero ai dati di cittadini e imprese per una nuova etica del digitale a tutela dei diritti di cittadinanza
    • ……
 Allegato B– Materiali di approfondimento (Agenda digitale)

 

[i]_ Report Digital 2017 – in Italia il 73% della popolazione è online con 34 milioni di utenti sui social media. Circa 6 ore al giorno è il tempo trascorso su internet (il doppio del tempo passato alla TV). Di queste ore quasi due sui social media. Nel mondo gli utenti sono più di 3 miliardi.

Ogni clic  ogni input attraverso l’ uso quotidiano dello smartphone, della connessione ai social network, della scelta di un itinerario su mappa digitale, dell’e-commerce, degli acquisti online, del postare “mi piace” su siti e social, della lettura dei giornali, di ascoltare musiCa ecc..) sono monitorati dai cookie e analizzati da centinaia di software in banche dati,  processati, con procedure di calcolo, modelli matematici e algoritmi che elaborano tendenze e indirizzi a medio e lungo periodo utili e strategici a   livello produttivo finanziario economico.

[ii]_ Enzo RULLANI – Economia della conoscenza. Creatività e valore nel capitalismo delle reti (Ed.Carocci-2004)

[iii]_ Umberto BERTELE’ Affari e Finanza  – 1/aprile/2019 “ I padroni dell’economia” – L’ordine di grandezza dei ricavi e dei dipendenti è: FaceBook ricavi –  56 miliardi $, dipendenti 36.000;  Google ricavi 136 miliardi di $. dipendenti  98.000; Amazon ricavi 233 miliardi di $, dipendenti 613.000; Microsoft ricavi 32 miliardi di $ Dipendenti 131.000; Apple ricavi  265 miliardi di € dipendenti 132.000.  Sistemi Integrati (originariamente conglomerati): GOOGLE: Picasa, Linkedin,Android, Panoramio, YouTube; FACEBOOK: Instagram,Messenger,WhatsApp; APPLE: iTunes, Music,TV, Shazam.

[iv]_ Cloud Computing – Il  Gruppo Volkswagen ha firmato di recente  con Amazon Web Services l’accordo per una piattaforma “Volkswagen Industrial Cloud”  che integrerà i dati di macchinari, impianti e sistemi di tutti i 122 stabilimenti del gruppo a livello mondiale. eCommerce – nel 2018 gli acquisti online Italia hanno fatturato  ( secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano) 15 miliardi di € con circa 230 milioni di spedizioni in Italia di cui il 10/15% solo a Milano pari a circa 350mila pacchi al giorno. Assistenti digitali – Alexa giro d’affari previsto per il 2023 pari a circa 160 miliardi di $.

[v]_ FaceBook  con  2.1 miliardi di utenti domina lo scenario mondiale mentre Instagram dai 500 milioni di utenti del 2016 è passato 1 miliardo nel 2018 con il lancio di IGTV, il canale video di Instagram. Whatsapp non è da meno, a seguito l’acquisto di Zuckerberg, con 1,5 miliardi di utenti  e 65 miliardi di messaggi al giorno nel 2018.

[vi]_ Al G20 del 2019 a FUKUOKA, Giappone (Reuters) i ministri delle finanze hanno discusso delle regole da applicare per una tassa digitale alle grandi aziende

[vii]_ L’Europa, nella fase iniziale di Internet ebbe un ruolo decisivo con il CERN (Laboratorio di fisica europeo) con la definizione del linguaggio HTML e il protocollo di rete http pubblicato nel 1993.

Allo sviluppo delle nuove tecnologie delle Big Tech americane e cinesi, la Comunità Europea ha reagito con le seguenti misure e regolamenti:

  • Sanzioni, in applicazione delle norme antitrust, alle multinazionali tra cui Google (posizione dominante con la piattaforma AdSense);
  • Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento Europeo (GDPR) che introduce regole più chiare su informativa e consenso;
  • Nuove norme sul copyright per salvaguardare il diritto d’autore e dei diritti connessi in un mercato monopolizzato da colossi internazionali;
  • Regolamento sulla libera circolazione dei dati non personali con l’obiettivo di costruire un’economia dei dati europea;
  • l’Agenda digitale, settima iniziativa, nella strategia Europa 2020 per favorire l’innovazione, la crescita economica e il progresso

 

[viii]_ Nella PA si contano 14.000 Amministrazioni, 11.000 data center, 25.000 siti web e 160.000 basi di dati con uno di dispendio di risorse pubbliche enormi. L’interazione digitale tra cittadini e PA è stata  nel 2018 solo del  24% contro il contro il 92% dei danesi, il 71% dei francesi, il 57% degli spagnoli.(fonte:rapporto AGI CENSIS).

[ix]_ L’Agenzia per l’Italia Digitale è stata istituita con Decreto legge 22 giugno 2012, n. 83  “Misure urgenti per la crescita del Paese” (convertito con modificazioni dalla Legge 7 agosto 2012, n. 134) è sottoposta ai poteri di indirizzo e vigilanza del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro da lui delegato. AgID  promuove l’innovazione digitale nel Paese e l’utilizzo delle tecnologie digitali nell’organizzazione della pubblica amministrazione e nel rapporto tra questa, i cittadini e le imprese, nel rispetto dei principi di legalità, imparzialità e trasparenza e secondo criteri di efficienza, economicità ed efficacia.

[x]_ Il nuovo sito del Comune di Venezia (premio Innovazione SMAU 2017) e “ DIME”   la piattaforma CRM multicanale per l’erogazione digitale e telefonica dei servizi pubblici dell’intera città unico punto di accesso  “self-service” ai servizi pubblici della città da smartphone, tablet, computer  (dime.comune.venezia.it) (Premio Forum PA 2017).

[xi]_ Parigi  nel 2016,  il bilancio preventivo è stato votato da 160 mila persone, con l’utilizzo di piattaforma online,  che       hanno deciso l’allocazione di 100 milioni di €;

      Barcellona, “Decidim” è la  piattaforma partecipativa online sviluppata grazie al software libero. Quartieri e cittadini e Comune hanno elaborato  un ambizioso piano per ridurre del 21% i livelli di inquinamento dell’aria, di quello acustico e del traffico;

      Madrid “Decide.Matrid” è una piattaforma di democrazia diretta che consente ai cittadini di dibattere, proporre e integrare le politiche cittadine;

      Amsterdam  è la prima città europea ad aver disciplinato l’attività di Airbnb  in cambio del pagamento delle imposte sul reddito e della tassa di soggiorno;

      Reykjavik – con D-CENT (progetto europeo per la democrazia diretta ) ha sviluppato una piattaforma di partecipazione che consente ai cittadini di presentare idee su come spendere una parte del budget della città nel loro quartiere;

      Helsinki  con un API (Interfaccia di programmazione applicazioni) i cittadini possono registrarsi  per essere avvisati quando vengono prese decisioni in merito a questioni che li riguardano.