Il rapporto tra debito pubblico e Pil dovrebbe passare dal 134,8 per cento a fine 2019 al 149,6 per cento a fine 2020 , vicino ai massimi storici dall’Unità d’Italia raggiunti solo a seguito della prima guerra mondiale. (….continua)
Il rapporto tra debito pubblico e Pil dovrebbe passare dal 134,8 per cento a fine 2019 al 149,6 per cento a fine 2020 , vicino ai massimi storici dall’Unità d’Italia raggiunti solo a seguito della prima guerra mondiale. (….continua)
Secondo le stime del ministero dell’Economia e delle Finanze appena pubblicate in allegato alla Nadef (Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza), il divario tra imposta teorica e imposta versata, che è una buona approssimazione dell’evasione fiscale e contributiva, nel nostro paese vale mediamente poco meno di 110 miliardi annui. (…continua La VoceInfo)
L’Ocse rilancia la web tax, annunciando una proposta ad hoc che verrà presentata al G20 la prossima settimana. Mira ad “assicurare che i grandi e assai redditizi gruppi multinazionali, incluse le società digitali, paghino le tasse dovunque abbiano significativi legami diretti con i consumatori e generino i loro profitti”. “Il mancato raggiungimento di un accordo entro il 2020 – ha affermato il segretario OCSE Angel Gurria – aumenterebbe notevolmente il rischio che i paesi agiscano unilateralmente, con conseguenze negative su un’economia globale già fragile”. (…continua)
Il rapporto tra il debito pubblico e il Pil si colloca (stime di aprile 2019) attorno al 132,6%.
Per finanziare il proprio debito deve emettere ogni anno titoli di Stato per circa 400 miliardi di euro, la condizione essenziale per ridurlo è non perdere la fiducia dei mercati e degli investitori che liberamente in una moderna economia di mercato decidono se acquistarli oppure no. In spesa per interessi il nostro paese spende il 3,6% del Pil, attorno ai 60 miliardi l’anno. Una cifra imponente che restringe drasticamente i margini di manovra per qualsiasi governo (…continua su Il Sole24Ore)
Da molti anni il problema principale della crisi italiana è il debito pubblico. Maastricht ha fissato, per l’ingresso dei paesi europei nella moneta unica, un tetto del 60 per cento del rapporto tra debito e prodotto interno lordo (PIL) che l’Italia ha raggiunto nel 1982.
Nel 2010 il debito pubblico si è attestato al 119%.
Dal Governo Amato del 1992 fino all’attuale Governo Monti, 20 anni di manovre, decreti e finanziare non hanno risanato i conti pubblici.
Sulla crisi alcuni contributi chiariscono le cause strutturali e di fondo:
La manovra economica del Governo MONTI
(tasse, pensioni, casa, lavoro e imprese, liberalizzazioni, dismissioni).
Approfondimenti di Repubblica su:
a) dossier – evasione_corruzione;
b) emergenza debito – mercato del lavoro_evasione_scuola;
c) emergenza debito – evasione, recessione, disoccupazione.
La manovra del Governo Monti, gli enormi sacrifici e le finalità per salvare l’Italia dal disastro sono oggetto di commento e di seguito elencati:
Sul piano politico un intervento di Alfredo Reichlin (L’Unità 2005) merita di essere considerato e letto per la sua attualità e per la profondità dell’analisi e della argomentazioni proposte dal titolo – “per salvare un paese alla deriva”